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Le sardine litigano. Di nuovo

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Ma povero. Ma cucciolo. Lui pensava lui credeva lui provava a farsi una posizione, aveva pure fronteggiato eroicamente gli attacchi delle bestie della Bestia. E pianti, vittimoni, indignazioni, intervistoni, allettanti promesse, “noi ci saremo sempre”, “noi non ti lasceremo”, “di noi ti puoi fidar”, “gli impresari di partito mi hanno fatto un altro invito e hanno detto che finisce bene se ci vado pure io al raduno generale della grande festa nazionale”, e, infine, di tanta speme questo oggi gli resta: “Ah, le Sardine non sono un movimento democratico”. Un altro morde la polvere di stelle, Sergio Echamanov è uscito dal gruppo. Ma povero. Diceva che il mondo ce l’aveva con lui, si era rivolto anche a questa Cathy qualcos*, la autocandidata sindac* di Bologn*, quell* che tutti gli anni nello stesso giorno ha le impressioni di settembre di aver a fare con un rider che le porta i fiori o le pizze, adesso non stiamo a spaccare il capello; e invece, povero Sergio, si scopre sedotto e abbandonato. “Com’è triste il Sardina, soltanto un anno dopo, com’è triste il Sardina, se non si sguscia più”.

Tutta colpa di quella Sardina cattivona di Mattia, più cattiva di Matteo, che, ma vedi un po’, non è un sincero democratico: ben svegliati, solo voi potevate fare i pesci in barile, credere che un Politburo sotto sale come questo potesse lontanamente tradire dinamiche men che comuniste: 4 amici al bar e l’intendenza che segue, crede, obbedisce e combatte per la causa. “Si cercano parole, che nessuno dirà, e si vorrebbe piangere, non si può più”. Sono finite le lacrime e anche i comandamenti da sardiminkia: “Noi pretendiamo…”. Ricordate? Ora Sardina Sergio rivela clamorosamente: “Molte decisioni calate dall’alto avevano già iniziato a farmi storcere il naso ma adesso non ascoltano più nessuno, tante delle iniziative recenti delle Sardine, dalle piantine in piazza Maggiore alle scritte anti-razziste nelle città, non sono state concordate.

O quantomeno gli attivisti non vengono contattati per collaborare o partecipare”. Straziante. Le piantine in piazza Maggiore. Le scritte anti-trattino-razziste. Poi va sempre a finire che piove, ovvero i razzisti sono loro, c’è sempre una sardina più sardina che ti si cuoce. E la vita l’è strana, l’è strana, basta una Sardina, Sardina, che ti taglia la testa, è finita la festa. Lontani i tempi delle adunate, dei trionfi mediatici, delle foto con i noti proletari Benetton, che giorni, Dio che giorni: “Piazze e centri sociali, si aprono per noi, ma non lo sanno che, ormai tu non ci sei, com’è triste Sardina, di sera, la sede Pd, se si cerca in una mano, che non si trova più, si fa dell’ironia, davanti all’investitura, che un dì t’ha vista mia, e non ti vede più”.

Aspetta primavera, Sardina. Tanto non sei la prima e non sarai l’unica: se digiti su Google “sardine litigano” vengon fuori 153 mila risultati, roba che al confronto le faide interne al vecchio Pci ma pure alla vetusta Dc impallidiscono: “Napoli, sardine litigano con i centri sociali” (praticamente fra loro); “Liti e profili bannati, le sardine litigano a Pistoia”; “Bologna, M5s e Sardine litigano per la piazza e si attaccano sui Benetton”; “Basilicata, sardine lucane contro Santori: “chi ti ha scelto?” Noi non rappresentati”. Come, chi lo ha scelto: Zingaretti e Bonaccini, chi vuoi che sia. “Puglia, flop sardine e scoppiano i litigi”; “Lazio, sardina leader romana attacca i bolognesi: siete antidemocratici”. Eccone un altro, e qui siamo già allo scontro ultrà da curva. La sardina leaderina era Stephen Ogongo, uno che le aveva tutte ma non è bastato, i bolognesi alla fine se ne son fottuti che lui fosse Black Lives Sardines, comunista e sardinista: chi è dentro è dentro chi è fuori è fuori. Sembra il bollettino dei naufraganti: previsioni del maltempo, tempesta in arrivo dappertutto.

“Addio sardine in bianco, che un giorno salutaste, quei membri neri in brfanco, addio anche da lor”. Sardine tanto buonine, buonine come piranha: chi deflette, affoga. Non si fanno sconti, neppure alle donne che, in quanto tali, dovrebbero essere indiscutibili: invece la sardina da balcone, Jasmine, ha avuto pure lei le sue sardine da pelare; bisogna capire: sardine sono tante, milioni di coglioni, ma pochissimi i posti da assegnare e già prenotati: c’è il giocatore di frisbee, l’avvocato della commodora Carola Rackete, un paio di pretoriani e tutto il resto è boria. Innamoratissimi, di tante poltronissime, innamoratissimi, il lor cuore batte perché il potere è tutto. Specie se non hai alternative, perché non sai far niente.