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Le Sardine, ovvero la morte del merito - Seconda parte

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Nessuno sa bene cosa sappia fare questa Elly al di fuori dell’alcova: ma basta e avanza, anche lei è in lizza per magnifiche sorti e progressive, il vicegovernatorato emiliano è solo un debutto, i media progressisti la paragonano già a Angela Davis, Rosa Parks, Dolores Ibarruri, Tina Modotti e Nilde Iotti. E non ci si venga a far la morale liofilizzata, non ci si venga ad ammaestrare che “è colpa dei giornali”: quando una sardina va in un salotto televisivo cerca cinicamente un risultato mediatico, stuzzica i media, se ne fa usare per usarli.

Non prendiamoci in giro, sappiamo benissimo come funziona. E i giornali hanno l’obbligo di registrare la realtà, quale che sia, anche per capire, e far capire, che ormai qualsiasi sostanza etica o professionale sono fottute, che conta l’inconsistenza, possibilmente condita da pruderie autoindotta. Ha vinto, insomma, la regola di Vendola, che chi scrive riporta pari pari, senza coloranti né conservanti, pura nel suo surrealismo così come la sentì ad un comizio (seguito per lavoro): “La parola “merito” dovrebbe effere bandita dalla fcuola, è fascista, i bambini fono violini, fono le nuvole di Pafolini”. In teatro scoppiò un’oscena ovazione, anche se nessuno sapeva perché.

Max Del Papa, 15 febbraio 2020