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Le tasse sono tra noi, sotto false spoglie

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Un certo mainstream snobba o ignora  Le tasse invisibili, il mio libro da poco disponibile nelle librerie. Nessuna meraviglia, le tesi sono opposte al “fiscalmente corretto” dominante. Per fortuna ci sono i tanti commensali della Zuppa, che stanno apprezzando parecchio il libro. Tra questi, Fiorenza Cirilla: la sua recensione mi è piaciuta molto e, così, ho voluto condividerla sul mio blog.

È una questione di prospettiva. Le tasse, i prelievi hanno la loro ragion d’essere nel miglioramento dei servizi e nel potenziamento del welfare di cui i cittadini dovrebbero immediatamente percepire i benefici. In questo saggio emerge chiaramente come le imposizioni economiche abbiano via via perso queste nobili finalità, ma, come una bella donna che invecchia, siano state rivestite di un nuovo allure per apparire ancora gradevoli.

Qual è il paradosso? Che ci vengano spacciate come tasse giuste ed eticamente corrette, tanto che, in nome delle pubblicizzate nobili finalità, i cittadini si sentano addirittura in dovere di difenderle e sostenerle, pena lo sprezzo di chi ci sta attorno.

Porro ne prende in considerazione alcune, dalla patrimoniale sulla casa alla tassa sul diesel, dal prestito al gioco d’azzardo e, con logica stringente, ne svela le contraddizioni e i soprusi di verde vestiti, palesando l’unica vera finalità: far cassa. Non si limita alle tasse intese come tributo pagato allo stato per il potenzamento dei servizi, ma allarga l’orizzonte fino a considerare tutti quei prelievi che le nuove leggi impongono, anche indirettamente, al cittadino, come la richiesta di una carta d’identità energetica per la casa da vendere o l’incentivo richiesto in bolletta per il sostegno alle energie rinnovabili.

La tassa dunque non può essere più definita secondo i parametri classici, perchè i parametri classici non esistono più. Si è geneticamente modifica e, come un virus, si trova nascosta in tanti portatori sani. Ha subito una metamorfosi, adattandosi alle nuove mode e ai social, attraverso i quali riesce a monitorare attentamente le esigenze irrinunciabili dei cittadini.

Il giustificazionismo che la avvolge è inoltre tanto più spregevole quanto ingannatore, visto che chi la propone la maschera da tassa etica, tassa ecologica, tassa educativa, ma, alla fine dei giochi, l’unico vero intento è quello del prelievo, anche a scapito dei lavoratori e delle aziende. Il vero obiettivo è nutrire quella che Porro chiama la Bestia Statale, una personificazione mitologica di un sistema che arranca, prova ad appellarsi a concetti ecosostenibili e lungimiranti, ma infine ambisce solo a ingurgitare voracemente denaro per non collassare (fantastico il riferimento ai Monty Python!).