Sgomberati? Sì, ma solo per finta. A una settimana dall’uscita forzata dalla storica sede di via Watteau, il Leoncavallo potrebbe già aver trovato una nuova casa, naturalmente a spese dei cittadini. Il Comune di Milano, guidato da Beppe Sala e dalla sinistra salottiera, ha approvato le linee guida di un bando pubblico con cui intende cedere per ben 90 anni un immobile in via San Dionigi, zona Porto di Mare, a sud della città. Indovinate chi potrebbe finire per beneficiarne? Ma certo: proprio loro, i “compagni” del Leonka.
La zona è quella periferica che l’amministrazione dice da anni di voler “riqualificare”, e per farlo pare abbia pensato di affidarla non a progetti seri e produttivi, ma a una realtà che ha accumulato decenni di occupazioni abusive, scontri con le forze dell’ordine e condanne. Già a marzo, l’associazione “Mamme antifasciste del Leoncavallo” aveva manifestato interesse per l’immobile, con l’obiettivo di regolarizzare la posizione del centro sociale. Poi è arrivato lo sgombero da via Watteau, ma a quanto pare si trattava solo di un trasloco annunciato.
Il bando – che a breve sarà ufficialmente pubblicato – prevede la cessione del diritto di superficie per 90 anni. Potranno partecipare cooperative, associazioni, società sportive e realtà del terzo settore. Tutto molto democratico, apparentemente. Ma c’è un piccolo dettaglio: chi partecipa dovrà presentare un progetto “di interesse pubblico” e un piano economico-finanziario per ristrutturare l’immobile, oggi in condizioni disastrose (si parla di almeno 300mila euro solo per bonificare l’amianto e allacciare la fogna).
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Una cifra che non dovrebbe spaventare troppo la Fondazione Leoncavallo, creata ad hoc nel 2004 per mettere in regola, almeno sulla carta, l’occupazione più lunga d’Italia. Ma resta un punto: tra le realtà che aspirano a occupare legalmente lo stabile, guarda caso, ci sono proprio loro. E se l’associazione “Mamme del Leoncavallo” – gravata da un conto salatissimo da 3 milioni di euro richiesto dal Viminale per il mancato sgombero dell’ex cartiera – rischia di restare fuori dai giochi, resta comunque in pole la Fondazione. L’ennesimo sfregio alla città e ai milanesi.
“Ovviamente il fatto che ci sia questo bando, che il Comune di Milano continui a essere disponibile, è un fatto positivo”, commenta soddisfatta Marina Boer, presidente delle Mamme antifasciste. Un entusiasmo che stride con l’indignazione di chi, invece, paga le tasse e vede il proprio Comune mettersi al servizio degli ex occupanti abusivi. La reazione politica non si è fatta attendere. La Lega e Fratelli d’Italia promettono battaglia legale e istituzionale. “È un’indecenza inaccettabile – denunciano Silvia Sardone e Samuele Piscina – Siamo pronti a presentare un esposto in Procura e alla Corte dei Conti”. Il bando, attaccano, non è altro che “una porcata che Beppe Sala e la sinistra hanno confezionato ad hoc per assegnare una nuova casa ai delinquenti del centro sociale”. Anche il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato annuncia un’iniziativa legale: “Un ennesimo sfregio alla città e ai milanesi”.
E mentre a Palazzo Marino si prepara il regalo immobiliare ai centri sociali, gli attivisti del Leoncavallo si organizzano per rilanciare la mobilitazione. Il 2 settembre ci sarà un’assemblea pubblica, in vista del corteo nazionale indetto per il 6 settembre contro lo sgombero. Si parla già di “parecchie adesioni” e di una stima monstre: 70mila presenze. Una manifestazione che potrebbe trasformarsi nell’ennesima passerella dell’estremismo rosso in salsa milanese, con il benestare – e forse il patrocinio implicito – del Comune.
Così, mentre le periferie aspettano servizi, sicurezza e infrastrutture, la sinistra di governo pensa a come ridare un tetto a chi per anni ha occupato abusivamente quello che non era suo. La Milano “moderna e inclusiva” di Sala, ancora una volta, si conferma capitale dell’ipocrisia.
Franco Lodige, 29 agosto 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


