Non ce la facciamo proprio a imparare dagli errori che la concretezza ci serve su un piatto d’argento. A qualunque livello, rimaniamo schiavi di pensierini da quinta elementare, populisti, straccioni e che generano miseria. Salvo poi lamentarci di quel che producono, ma perseverando nell’errore.
Tre esempi: i dazi sono una bestemmia che farà male anche all’America, essendo una tassa sui consumatori americani, falliranno l’obiettivo di portare aziende europee a produrre li perché servirebbe manodopera – leggasi immigrati- che Trump non vuole, ma la trattativa a perdere di Ursula Von der Pippen misura l’impalpabilità politica europea.
Eppure, prima di fasciarci la testa vediamo, nell’ordine: quanta elasticità avranno i nostri prodotti sullo scaffale americano; se gli americani saranno o meno disposti a pagarli di più; se presenteranno il conto del rincaro a Donald Trump, nelle urne, anziche’ ai nostri posti di lavoro. Vediamo anche come si chiudono gli altri accordi con paesi esportatori negli Usa. Potrebbero avere dazi maggiori dei nostri, come l’India, e dunque i nostri prodotti rimanere comunque più convenienti. Ma anziche’ preoccuparsi del fatto che l’Europa abbia armi spuntate, ecco la sinistra impegnata a piegare i fatti al proprio pregiudizio da cortile, e a processare Von Der Leyen (spacciata per un fenomeno finche’ brandiva il capriccio del green deal) e la Premier Meloni (fino a ieri descritta isolata e oggi all’opposto, cioè fallimentare suggeritrice perche’ improvvisamente rilevante).
Nessuno che ammetta come la debolezza politica dell’Unione sia istituzionale perché per come è oggi l’Europa non funziona né può trattare alcun che (i contro dazi sommerebbero danno a danno, li pagheremmo noi europei), ma anche sostanziale: abbiamo scioccamente scelto in vari settori cruciali di comprare anziché produrre, e trasformato istituzioni che potevano essere acceleratore di sviluppo per chi voleva fare in uno sciocchezzaio di dichiarazioni e petizioni di principio e capriccio, cioè chiacchiere, mentre gli altri concretizzavano.
Difesa, infrastrutture tecnologiche, multinazionali, crescita economica sono state per anni tutte parolacce, da noi. Ricordo chi oggi si lagna, dire di ‘no’ solo qualche anno fa al trattato di libero scambio con il nord America (che poi sarebbe lo 0-0 invocato e ovviamente mancato dall’Europa chiacchierona, burocrate e autolesionistica di oggi). Sindacalisti che alla crescita e alla competitività delle imprese italiane hanno sempre fatto la guerra, partiti dal pensierino luogocomunista che sulla difesa pensano che si possa essere un’Europa erbivora in un mondo di carnivori, o agricoltori impigriti allergici alla competizione che li avrebbe resi più ricchi e solidi che gridavano all’invasione della carne piena di farmaci e ormoni (e capirai).
Tutti pensierini che presentano un conto misurabile in meno fatturato e dunque posti di lavoro. Come accade a Milano, secondo esempio dettato dalla lunare inchiesta contro Sala e compagni: accettiamo un dazio giudiziario che rischia di desertificare la locomotiva italiana di investimenti. Quando i costruttori licenzieranno, e quando chi ha pagato casa su carta ma finirà per strada perche’ i cantieri bloccati non ne permettono la consegna, protestate sotto al Palazzo della Procura e domandate ai piemme il conto del pensierino che “i grattacieli non pensano ai poveri senza casa”.
O come accade in Toscana, terzo esempio, dove i dati del Rapporto “L’azzardo nella Regione” confermano in modo inequivocabile la crescita esponenziale del gioco online, vero pericolo per ludopatici e minori che ne aggirano i limiti, ma anche per lo Stato che non incassa una mazza dall’online estero spesso illegale. La gente gioca meno? Manco per niente, tanto che l’online, grazie alla guerra consumata secondo l’equivalenza stracciona per cui se giochi alla macchinetta slot sei un ludopatico, passa da una raccolta complessiva di 6,6 miliardi nel 2019 a 8,6 nel 2024, con quasi 950 mila conti attivi online.
I punti gioco fisici invece diminuiscono a causa di norme restrittive come distanziometri e limitazioni orarie (e chi se ne frega se le slot possono verificare che un giocatore sia minore, e paghino affitto e dipendente a un proprietario di un bar). Restano irrisolti i comportamenti problematici – stabili all’1,5% dei giocatori, cioè niente – ma lascia all’asciutto i canali fisici legali, che in Italia sono soggetti a una tassazione più elevata rispetto all’online, e quindi lo Stato che incassa meno.
Eppure, di tornare indietro sulla base di dati empirici non se ne parla. Lì si vota a breve e conta di più il pensierino che il gioco fa male quindi che si faccia ma non si veda. Fa niente che questo produca che ci rimetta lo Stato, il suo privato concessionario, chi si preoccupa che i minori giochino e infine noi, meno liberi di fare dei nostri soldi ciò che vogliamo, facendo girare l’economia concreta. Andate a controllare se Trump (ma anche Biden) fa la guerra da pensierino a Las Vegas e alle sue slot. Poi capirete perché quando tratta con Ursula lui è un gigante economico e noi un gruppo di nani pure presuntuosi. Ed esclamate: “Evviva la povertà”. Anche questo e’ un bel pensierino nobile, in fondo.
Andrea Ruggieri, 1 agosto 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


