Politica

L’Italia è tra i Paesi con più poliziotti d’Europa: ma dove finiscono tutti?

I numeri dicono che l’Italia ha già più forze dell’ordine di quasi tutta Europa. Eppure ogni anno arrivano nuovi maxi concorsi pagati dai contribuenti

Polizia italiana Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI

Secondo Eurostat, l’Italia aveva circa 234.300 agenti di polizia, pari a 397 ogni 100.000 abitanti. È un valore molto alto: l’Italia risulta prima tra i grandi Paesi europei, davanti a Spagna, Francia e Germania. L’Osservatorio CPI dell’Università Cattolica stima inoltre che, con le assunzioni successive, il dato possa essere salito nel 2024 a circa 415 agenti ogni 100.000 abitanti.

In termini puramente quantitativi, dunque, l’Italia non ha poche forze dell’ordine rispetto agli standard europei. Anzi: ne ha moltissime. E se allarghiamo il conto oltre la definizione Eurostat — che esclude, ad esempio, la Polizia penitenziaria, parte del personale civile e altre componenti — il quadro diventa ancora più imponente.  Secondo i dati Istat/RGS, le forze di polizia statali erano già oltre 300 mila unità; aggiungendo le Polizie locali, che secondo ANCI/RGS superano le 50 mila unità, si arriva a un ordine di grandezza intorno ai 350-360 mila addetti complessivi. Un record. E allora?

La politica, invece di riformare il sistema, invece di tagliare sprechi e duplicazioni, invece di liberare uomini per la strada, continua con nuove “infornate” di assunzioni. Perché assumere è facile, porta consenso, porta voti, porta titoli sui giornali. E a pagare sono gli italiani.

E così arriva anche quest’anno il maxi concorso da 4.400 allievi agenti della Polizia di Stato. Nessuno però osa fare la domanda più semplice: com’è possibile che uno dei Paesi con più forze dell’ordine d’Europa abbia continuamente bisogno di maxi concorsi?

La risposta è scomoda: il problema non è solo il numero degli uomini; anzi, nel caso italiano non lo è affatto. Il problema è l’organizzazione dello Stato italiano: un sistema ipertrofico, frammentato, pieno di sovrapposizioni, burocrazia, uffici, procedure e competenze duplicate.

In Italia quasi nessuno riesce più a immaginare una riforma vera dello Stato. L’unica soluzione che la politica conosce è allargare gli organici, aumentare la spesa pubblica, creare nuove strutture e nuovi costi permanenti scaricati sui contribuenti.

E il ragionamento potrebbe essere esteso praticamente a tutto il settore pubblico e parastatale italiano. Ma per raccontare davvero fino in fondo dimensioni, sprechi, duplicazioni e inefficienze servirebbe più un’enciclopedia che un articolo.

Andrea Bernaudo, 22 maggio 2026

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