Nuova tegola per il premier socialista Pedro Sanchez. Il Tribunale Supremo spagnolo ha emesso la sentenza del primo processo relativo al cosiddetto “caso Koldo”, l’inchiesta sulle presunte irregolarità nell’acquisto di mascherine durante la pandemia di Covid-19 da parte del Ministero dei Trasporti nel periodo in cui il dicastero era guidato da José Luis Ábalos. La Sezione Penale della Corte ha condannato all’unanimità l’ex ministro socialista a 24 anni e tre mesi di reclusione per i reati di associazione a delinquere, corruzione, peculato e traffico di influenze.
Condannato anche l’ex collaboratore ministeriale Koldo García, considerato figura centrale dell’inchiesta, che dovrà scontare una pena di 19 anni e otto mesi di carcere. L’imprenditore Víctor de Aldama è stato invece condannato a quattro anni e mezzo di reclusione. Per Aldama, tuttavia, i giudici hanno previsto la possibilità di evitare il carcere qualora rispetti una serie di condizioni stabilite dalla Corte: non commettere nuovi reati, presentare una relazione semestrale sulle proprie attività e svolgere lavori di pubblica utilità.
Nel corso del dibattimento sono state ascoltate oltre 70 persone tra funzionari pubblici, imprenditori, consulenti tecnici, agenti della Guardia Civil e persone vicine agli imputati. Al momento della lettura della sentenza, Ábalos e García hanno partecipato in videoconferenza dal carcere di Soto del Real, vicino a Madrid, dove si trovano in custodia cautelare dal novembre scorso. Aldama, unico imputato in libertà, era invece presente presso la sede del Tribunale Supremo insieme al proprio legale.
La pena inflitta ad Ábalos coincide con quella richiesta dalla Procura Anticorruzione. Per García la condanna supera di tre mesi la richiesta dell’accusa. Diversa la posizione di Aldama, la cui collaborazione con la giustizia è stata riconosciuta come attenuante particolarmente qualificata. La Corte ha infatti ritenuto che la sua confessione abbia avuto un peso rilevante nell’accertamento dei fatti, riducendo sensibilmente la pena rispetto alle richieste formulate sia dalla Procura sia dall’accusa popolare.
Secondo la ricostruzione accolta dal Tribunale, riporta El Pais, i tre imputati avrebbero costituito un’organizzazione finalizzata a ottenere vantaggi economici sfruttando la posizione istituzionale ricoperta da Ábalos. La sentenza considera provati diversi episodi contestati dall’accusa, tra cui l’assegnazione di contratti per la fornitura di circa 13 milioni di mascherine a enti pubblici come Puertos del Estado e Adif, in favore di una società collegata ad Aldama. Tra gli altri fatti ritenuti accertati figurano presunti pagamenti periodici destinati all’ex ministro, l’assunzione in aziende pubbliche di persone a lui vicine, il pagamento dell’affitto di un appartamento per una di esse e diverse operazioni immobiliari che, secondo i giudici, sarebbero state collegate a interventi e gestioni di interesse per l’imprenditore.
La decisione dei giudici è considerata particolarmente rilevante anche per gli altri filoni dell’inchiesta sul caso Koldo, attualmente in corso presso l’Audiencia Nacional. Le ulteriori indagini riguardano presunti episodi di corruzione negli appalti pubblici, possibili pagamenti di commissioni illecite e altri aspetti collegati alla rete di rapporti emersa durante l’inchiesta.
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Il caso ha avuto un forte impatto sul panorama politico spagnolo e ha coinvolto figure di primo piano del Psoe, contribuendo ad alimentare il dibattito politico attorno al governo guidato da Pedro Sánchez. Prima della condanna di Abalos, arrivata oggi, il premier ha dovuto fare i conti con il rinvio a giudizio della moglie Begona Gomez con quattro ipotesi di reato: traffico di influenze, appropriazione indebita, corruzione e malversazione. Tra le misure cautelari fissate il ritiro del passaporto, il divieto di lasciare il territorio nazionale e l’obbligo di firma ogni 15 giorni davanti al tribunale.
Ma anche altri esponenti del cerchio magico del premier spagnolo – idolo della sinistra italiana – sono finiti nel mirino della giustizia spagnola. Dal magistrato “amico” Álvaro García Ortiz (condannato nel novembre dello scorso anno dalla Corte Suprema per il reato di rivelazione di segreti d’ufficio) all’ex numero tre del Psoe Santos Cerdan, l’elenco è lungo. Ma è impossibile non pensare al caso di Josè Luis Rodriguez Zapatero, mentore di Sanchez e oggi al centro dello scandalo Plus Ultra, la compagnia aerea salvata con fondi pubblici durante la pandemia e dietro cui sarebbe stata registrata un universo di tangenti e riciclaggio.
Massimo Balsamo, 22 giugno 2026
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