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La cancel culture occidentale

Lo smacco di Wimbledon: vietato ai russi, lo vince una russa

La tennista russa, con cittadinanza kazaka dal 2018, Elena Rybakina, ha vinto Wimbledon. Uno schiaffo per gli illiberali russofobi

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Il karma è karma. Vi ricordate la diatriba, che ha investito il torneo tennistico più prestigioso al mondo, Wimbledon, per aver escluso unilateralmente i tennisti russi e bielorussi, causa la guerra in Ucraina? Ecco, proprio ieri, si è concluso il grande Slam femminile che ha visto trionfare proprio una tennista russa.

No, non stiamo scherzando. La vittoria di Elena Rybakina, giovanissima promettente classe ’99, rappresenta la più grande beffa, il più grande sberleffo agli organizzatori del torneo inglese. Rybakina è spacciata come kazaka, ma ha acquisito la cittadinanza solamente nel 2018. In realtà, carta d’identità docet, l’atleta è nata il 17 giugno 1999 a Mosca. Ora, lungi da noi diventare professori universitari di geografia, appare però evidente come la città non sia in Kazakistan, ma capitale del Paese nemico numero uno dell’Occidente: la Russia.

La Russia trionfa a Wimbledon

Insomma, mentre tennisti di rilievo – si pensi, per esempio, a Daniil Medvedev, numero uno al mondo nella classifica Atp – venivano censurati, emarginati e squalificati con l’unica colpa di essere nati in Russia; ad oggi, nel mondo femminile, vige un cortocircuito senza precedenti: Wimbledon è stato vinto da una tennista russa, senza se e senza ma, che non avrebbe potuto partecipare al torneo. 

Si badi bene: chi scrive non contesta la vittoria della Rybakina. Anzi, personalmente, la accolgo con più piacere ed ilarità, proprio perché lo sport è competizione, classe, lavoro, sudore, sacrificio. E la legittimità a partecipare al più importante Slam tennistico richiede il connubio di tutti questi fattori: i risultati derivano, solo ed esclusivamente, dal campo e non dall’etnia o dal Paese di nascita dello sportivo.

Eppure, in Occidente, il continente che sia autodefinisce liberale, abbiamo visto concretizzarsi lo scenario opposto: gli atleti venivano rigidamente selezionati a seconda della propria origine nazionale. Ci mancava solo che facessero vincere pure Wimbledon ad una tennista ucraina, in segno di solidarietà, così come successo all’Eurovision di quest’anno. Eh sì, perché mentre Putin sgancia le bombe, ecco che arriva il pronto intervento europeo: far trionfare nello sport, nella musica, nelle arti, gli ucraini in quanto ucraini. E non secondo la loro competenza, professionalità, capacità.

La russofobia dell’Occidente

Da sempre, sul sito nicolaporro.it, ci siamo scagliati contro l’ondata di cancel culture, che prima aveva indentificato come principale vittima il non vaccinato Novak Djokovic, poi i tennisti russi e bielorussi. Spiegavamo, infatti, come questo sistema fosse l’opposto rispetto alle grandi parole, utilizzate da media e politica, nel definire la guerra in Ucraina “il conflitto tra dittatura e democrazia”. La cancellazione e l’esclusione dei russi in quanto russi ha creato una vera e propria russofobia, che si riconduce ad una delle pagine più nere della nostra storia, quando si pensava che vi fossero etnie o nazioni così inferiori da desumerne anche un’esclusione dalle competizioni.

Elena Rybakina ha risposto presente. Seppur sotto l’ombra della bandiera kazaka, in questo Wimbledon femminile, c’è anche una velata vittoria russa. La sportiva ha, infatti, la doppia nazionalità, che quindi la riconduce sia al Kazakistan che alla Russia. E mentre questo pezzo è in fase di elaborazione, si sta giocando anche la finale maschile tra Djokovic e Kyrgios. Immaginate se dovesse vincere il serbo: avremmo una russa ed un non vaccinato sul tetto del torneo di tennis più prestigioso a livello globale. Un incubo per i nostri illiberali d’Occidente. A noi, invece, scapperà una risata di godimento.

Matteo Milanesi, 10 luglio 2022