Qui al bar non leggiamo tutti i giorni Tagesschau, ma abbiamo appreso che sulla stampa tedesca è in corso un dibattito piuttosto serio. L’ipotesi che circola è questa: che l’Ue tolga quasi 3 miliardi di euro di fondi alla Sassonia-Anhalt, dove Afd ha preso quasi il 44% dei voti. Non è ancora detto che il partito di destra radicale governi effettivamente il Land. Ma se ciò accadesse, a Bruxelles potrebbero valutare una mossa estrema per mettere in difficoltà il vituperato movimento di Alice Weidel: provare a portare lo Stato birichino, che già non è tra i più opulenti della Germania, alla canna del gas.
Così funziona la democrazia all’europea: come disse al nostro Paese un commissario al Bilancio, ai tempi in cui cominciavano a ribollire gli umori populisti, “i mercati insegneranno agli italiani a votare”. Ormai, ce lo vuole insegnare direttamente la Commissione. La quale, certo, deve agire in base a delle procedure precise. Ma cosa ci vuole a stabilire che un provvedimento di Afd ha violato le regole sullo Stato di diritto? I pretesti si trovano, per condurre la gloriosa crociata della libertà. Peccato solo per quei precedenti un po’ imbarazzanti. Questa abitudine di staccare i rubinetti (in quel caso, di solito, erano quelli delle forniture energetiche) ce l’aveva un’altra Unione: quella sovietica…
Il barista, 11 settembre 2026
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