Chi l’avrebbe detto? Dopo le sanzioni piovutele addosso da Washington e Tel Aviv, ci si aspettava che Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi occupati, passasse l’estate a leccarsi le ferite. E invece no. Altro che isolamento diplomatico: la Albanese si è presa la scena come una rockstar della sinistra più militante. Applaudita, incensata, premiata. E, ora, magari anche candidata.
Tutto comincia a luglio, quando l’amministrazione americana la mette nel mirino con una bella serie di sanzioni per il report sulle aziende “arricchite dal genocidio”. Espulsione virtuale dagli States e da Israele, potenziale congelamento dei beni: roba seria. Ma anche – paradosso dei tempi – un trampolino di lancio. Perché, da quel momento, Francesca Albanese smette di essere solo una presenza fissa nei salotti progressisti e diventa un simbolo. O, per usare un termine molto caro ai suoi estimatori, un’“icona della resistenza”.
Wired, già a giugno, l’aveva messa tra le “menti straordinarie del nostro tempo”. E non in un capannone della periferia, ma alla Bocconi di Milano. Da lì, è partito un tour de force tra festival, presentazioni e ospitate: praticamente una campagna elettorale non dichiarata. Prima il Parlamento, con la presentazione del famigerato report davanti a deputati e senatori. Poi il libro diventato un must tra gli ombrelloni della sinistra impegnata.
E gli eventi? A bizzeffe. Dall’Ariano Film Festival in Irpinia, dove ha sparato a zero contro Israele, al Liberevento in Sardegna. E ancora il Dig Festival di Modena, il Festival di Internazionale a Ferrara. In mezzo, pure una lezione al Consiglio Nazionale Forense (con polemiche annesse, manco a dirlo) e una pioggia di onorificenze da città come Bari, Napoli, Firenze – anche se a Padova hanno detto no, va riconosciuto.
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Ma il vero colpo arriva adesso. Perché questa settimana, all’evento Terra! organizzato da Alleanza Verdi-Sinistra al Monk di Roma, la Albanese sarà protagonista. Il 4 settembre salirà sul palco per parlare di Gaza e del suo libro, ma soprattutto – attenzione – parteciperà a un evento in Senato organizzato da Beppe De Cristofaro, senatore Avs e presidente del gruppo misto a Palazzo Madama. Proprio lì si discuterà delle sanzioni e, secondo molti osservatori a sinistra del Pd, si getteranno le basi per qualcosa di più.
Candidatura in vista? Non è escluso, riporta Il Foglio. Il modello sembra lo stesso adottato l’anno scorso con Ilaria Salis: si prende una figura simbolica, la si incensa, si crea il caso politico-mediatico, e poi la si catapulta in Parlamento. Stavolta la figura c’è, il caso pure. E la base – quella che sogna un’Europa che “israele la smetta”, per intenderci – non aspetta altro.
Che sia Francesca Albanese la prossima bandiera elettorale di Avs? Se lo augurano in tanti, anche in qualche corridoio del Pd. E forse – chissà – anche lei. Noi no.
Franco Lodige, 2 settembre 2025
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