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Ma alla fine cosa significa “sovranismo”?

Nei dialoghi socratici di Platone ricorre come un tormentone, si direbbe oggi, la domanda: «ti estì?», (che cosa significa?). Guido Calogero, che non era un filosofo analitico, riteneva che fosse la questione fondamentale: intendersi sul significato che diamo ai termini impiegati, era per lui la regola aurea del ‘dialogo’ e il principio stesso di ogni convivenza civile. Purtroppo, nel nostro paese, siamo sempre più lontani dal mondo di Calogero (chi si ricorda più del filosofo della Sapienza, tra i più insigni del suo tempo?): il dibattito etico-politico sui grandi problemi del nostro tempo pare sempre più sottratto all’uso critico delle parole e sempre più simile a un duello mortale ideologico, senza esclusione di colpi.

Capita, così, di imbattersi in termini come populismo, nazionalismo, sovranismo, usati quasi sempre come armi contundenti dai pennaioli che imperversano sui mass media, mai disposti a rispondere alla domanda: ti estì? Tutto cominciò col fascismo e col comunismo: poiché i relativi regimi erano il male assoluto per quanti ad essi erano fieramente avversi (e certo con qualche buona ragione), bastò dire che una proposta di legge era comunista o che una posizione politica era fascista per squalificarle. L’etichetta non descriveva il ‘nemico’ ma era un pugno sul suo stomaco: se uno interveniva in un’assemblea studentesca, politica sindacale e veniva definito fascista perdeva il diritto alla parola, giacché come aveva detto (infelicemente) in una lezione un rispettabile filosofo del diritto (e poi della politica) torinese: «coi fascisti non si discute ma si fanno i conti a Piazzale Loreto!». (Nel ‘Quaderno laico’, Calogero elogiò il direttore neo-fascista di un periodico altoatesino per una proposta sulla scuola che gli era sembrata molto ragionevole; ma Calogero era l’azionista che riteneva che senza partiti politici, di destra e di sinistra, e senza proprietà e iniziativa privata non fosse possibile nessuna democrazia liberale).

La guerra delle etichette, soprattutto da quando è al governo la coalizione gialloverde (per la quale, lo confesso, non ho nessun debole) col passare dei giorni e dei mesi, si fa sempre più virulenta – un fenomeno, a mio avviso, che può considerarsi il segno più inequivocabile della «crisi di civiltà» in cui siamo precipitati. Se si leggono certi articoli e certe interviste – anche della rispettabile(!) area di centro – ci si imbatte in un fuoco di fila di gratuita retorica che, tra le fiamme e il rumore dei ‘giudizi di valore’, nasconde e cancella i ‘giudizi di fatto’.

«Occorre una grande coalizione democratica (e, va da sé, antifascista) contro i ‘sovranisti’!» E va bene: ma chi sono i sovranisti e perché li consideriamo nemici della libertà, della democrazia, dell’etica ‘occidentale’? In realtà, ogni volta che s’impreca contro di loro, si dovrebbe indicare qualche misura concreta, qualche disegno di legge, qualche proposta di modifica  dei trattati europei (dal momento che siamo in Europa e abbiamo dei vincoli confederali di cui devesi tener conto) che distingue i ‘sovranisti’ dai loro implacabili nemici di Repubblica, del Foglio, del Corriere della Sera etc. etc. Si dovrebbe dire, ad esempio se usciamo dall’euro, come propongono i sovranisti, ci ritroveremo un’inflazione galoppante, un argomento che, peraltro, condivido («Nec tecum nec sine te vivere possum» è ciò che penso dell’Europa) ma, per quanto riguarda, questioni diverse da quella monetaria, cosa significa opporsi ai sovranisti? E quando si dice che lo Stato nazionale è superato, cosa si intende veramente? Dire in che cosa è superato e in che cosa non lo è, sarebbe troppo arduo e allora è meglio cavarsela con l’accusa di nazionalismo rivolta a chi chiede spiegazioni troppo precise.

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4 Commenti

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  1. Desemantizzazione dei termini. Punto. L’unica grande coalizione democratica oggi è il governo giallo-verde, che piaccia o meno, mentre una grossa coalizione di tutte le opposizioni, non elette, con qualche transfuga, sarebbe un atto autoritario e dittatoriale. Purtroppo in molti non conoscono il significato di “democrazia” e ci cascano come polli.

    Patetiche pure le accuse di “sovranismo”: no ai dazi (anche se qualcuno in Europa li può imporre), niente muri o barriere, ma si alle sanzioni per chi delocalizza in europa dell’est.

    Idem per “populismo” che, nell’accezione negativa, significa promettere cose sbagliate per ottenere consenso. Oggi la Lega e in parte i 5 Stelle chiedono Leggi e Giustizia uguali per tutti, come recita la Costituzione, ma i presunti “democratici” e la Chiesa pretendono il relativismo culturale, religioso, sessuale e via discorrendo.

    E sì che per capire il reale significato delle parole basta una semplice ricerca su Internet.

  2. COME NASCE IL SOVRANISMO.
    E’ una reazione all’Unione Europea che vuole imporre le frontiere aperte a tutti i migranti di ogni provenienza senza che lo Stato interessato possa fare nulla per sceglierli o fermarli. Era una etichetta spregiativa per la Lega e gli italiani che la votano ma, poi, con la pretese leghista e italiana di far arrivare i migranti anche nel resto dell’Europa gli Stati sovranisti si stanno moltiplicando.
    Sovranista è una parola come “ODIO” CHE DISTINGUE TRA ODIATORI. Quelli che hanno un odio “GIUSTO” sono quelli che odiano l’Odio. Questi non si rendono conto che anche loro odiano e il presumere che il loro odio sia migliore degli altri è un appropriarsi e arrocarsi il diritto di GIUDICARE gli altri sottraendosi al loro giudizio che considerano comunque sbagliato. Dei gran furbacchioni. Tra di loro c’è l’ONU e la Chiesa.

  3. Nulla di nuovo sotto il sole purtroppo. Il dibattito pubblico e quello politico vivono e si alimentano di etichette e slogan, in genere vuoti e che a loro volta vivono di vita propria, sfuggendo a qualsiasi contenuto e corrispondenza precisa o lata con la ‘cosa’ che dovrebbero indicare. L’opposto di una definizione, l’opposto dell’uso ‘scientifico’. Piuttosto, utile passe-partout che apre le porte alle reciproche delegittimazioni. Che tale abitudine poi colpisca indipendentemente giornalisti pennivendoli o meno, ‘intellettuali’ e accademici così come il ‘volgo’, che costoro vorrebbero rendere edotto salvandolo dall’eccessiva semplificazione ‘populistica’ che tutto appiattisce, offrendo sul ‘mercato delle idee’ prodotti altrettanto semplificati e pronti all’uso squisitamente ‘ideologico’, è solo l’ennesimo esempio di quanto continui ad essere molto più diffusa l’etica della convinzione a danno dell’etica della responsabilità, e conseguenza del fatto che si continui a non pagar pegno per questo.

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