Caffè avvelenato

Ma che c’entra la Brexit con Starmer?

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

Keir Staemr
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Qui al bar abbiamo notato che è in corso una sottile operazione mediatica: lasciar intendere che la colpa della crisi politica che, nel Regno Unito, ha condotto Keir Starmer alle dimissioni da premier, sia in capo alla Brexit. Sono passati dieci anni da quel referendum choc e – ci spiegano – l’Inghilterra è messa peggio economicamente, ha cambiato troppi primi ministri e si è finanche pentita della sua scelta, tanto che le giovani generazioni invocano un nuovo voto per riportare Londra tra le braccia di Bruxelles.

Ora, a noi risulta che la realtà sia un po’ diversa. I laburisti hanno cercato mezzi e mezzucci per aggirare il verdetto delle urne, che come tutti i referendum è definitivo: sarebbe troppo comodo convocare il popolo ai seggi finché non si decide a votare “bene”… Starmer ha combinato un enorme pasticcio: ha trasformato il Paese in una specie di distopia progressista ad avanzato livello di controllo sociale; non ha posto un argine al problema dell’invasione di stranieri; gli è scoppiato in mano lo scandalo delle grooming gang, i gruppi di pakistani che per anni hanno stuprato minorenni e sono stati coperti dalla politica di sinistra, per timore che pubblicizzare la vicenda, punendo adeguatamente i responsabili, suscitasse sentimenti contrari all’immigrazione; il Labour ha falcidiato il welfare – alla faccia della sua storia – fino al punto di doversi rimangiare i finanziamenti al riarmo, che avrebbero cozzato con la macelleria sociale, scontentando però il ministro della Difesa, il quale infatti si è dimesso prima di Starmer; e scusateci se l’elenco delle tragiche imprese è solo parziale.

Dinanzi a questo casino, tirare in ballo la Brexit è semplicemente ridicolo. La Gran Bretagna sta peggio di dieci anni fa perché i partiti tradizionali sono al palo, travolti dall’incapacità, comune a tanti Paesi Ue, di rispondere a domande che il sistema non è più congegnato per intercettare. La politica si trova in un’impasse perché il bipolarismo, poi corretto dagli innesti libdem, si è incrinato per il dilagare del fenomeno Nigel Farage. E d’altronde, gli Stati che non hanno lasciato l’Europa e le loro leadership non sono messi molto meglio: in Spagna, il governo socialista si regge da anni con lo sputo e adesso è sotto assedio giudiziario; in Francia, Emmanuel Macron ha dovuto propiziare l’ennesimo cordone sanitario contro i lepenisti, ma non potrà più arginarne l’ascesa; in Germania, Friedrich Merz ha istituito una larga coalizione per tenere fuori Afd ed è precipitato ai minimi storici di consenso. Qui al bar saremo pure euroscettici, ma nella trappola non ci caschiamo: che c’entra la Brexit se Starmer è stato un disastro?

Il Barista, 24 giugno 2026

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