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Ma quali programmi: ecco i ministeri per cui i giallorossi litigano

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Ci sono due livelli di trattative. La prima avviene a Montecitorio, presso la Sala della Lupa. Lì da stamane il presidente della Camera, Roberto Fico, si sta confrontando con i capigruppo delle forze che potrebbero comporre la nuova maggioranza. Risultato? Il tavolo procede a rilento e andrà avanti per tutta la notte e con molta probabilità proseguirà anche domattina. Gli attori protagonisti si scontrano su Recovery, Mes, riforme costituzionali, politiche attive sul lavoro. D’altro canto, «un programma non si può certo definire in 10 ore».

Eppure non è quella la sede delle trattative vere. Perché parallelamente c’è un confronto via cellulare dei leader dei partiti. Ribollono i telefoni di Nicola Zingaretti, Dario Franceschini, Goffredo Bettini, Lorenzo Guerini, Matteo Renzi, Ettore Rosato, Vito Crimi, Luigi Di Maio, Stefano Patuanelli. Tutti chiamano tutti. E nessuno sembra ancora fidarsi di nessuno. Nel corso delle conversazioni sarebbe emersa una lista dei ministri sacrificabili e una dei cosiddetti intoccabili. Fra i primi si annoverano Sergio Costa (Ambiente), Paola Pisano (Innovazione), Gaetano Manfredi (Università), Paola De Micheli (Infrastrutture e Trasporti), Nunzia Catalfo (Lavoro), Fabiana Dadone (Pubblica amministrazione).

Raccontano che il leader di Italia viva continui ad alzare il livello delle richieste con l’obiettivo, non certo celato, di far snervare Giuseppe Conte. E abbia posto come altra condizione, oltre alla testa di Gualtieri e del Guardasigilli, un cambio ai vertici di Inps e Inail. Renzi desidera stravolgere completamente la squadra di governo perché soltanto «in questo modo potrei giustificare il Conte-Ter». Già, l’avvocato del popolo. «Giuseppi» è in silenzio ma sempre in collegamento diretto con chi fino a qualche giorno gli è stato fianco al governo, leggi alla voce Franceschini o Gualtieri. Pd e Cinque Stelle continuano a sostenere che «Conte sia l’unico punto di equilibrio».

Un Conte-Ter è una strada ancora praticabile ma arrivare a una sintesi non è affatto facile. Insomma la situazione è tale che un altissimo dirigente del Pd ammette: «La questione è una soltanto: tutti vogliono fare goal e Matteo ne vuole fare uno più degli altri».

Antonio Russo, 1° febbraio 2021