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Ma su Silvia Aisha Romano, cosa c’è da festeggiare? - Seconda parte

Aisha, non più Silvia, è felice, convertita e desidera tornare presto in Kenya

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La diplomazia americana aveva sconsigliato il governo italiano dal riscattare un potenziale insider fighter, per dire un ostaggio che non si percepiva più come tale, che si era radicato nella sua condizione al punto da sposarsi e proliferare, si era convertito all’Islam più violento e che una volta tornato avrebbe scatenato una campagna d’immagine trionfale per il fondamentalismo, umiliante per il suo paese. Così è stato, ma le ragioni della propaganda stracciona non conoscono ragione.

L’Italia celebra il ritorno di una ragazza italiana che non esiste più, è stata annientata, considera la vera patria il Kenya, dove è stata ridotta a strumento di un business tragico. La storia di Silvia non più Silvia, ormai Aisha senza ritorno, che ha introiettato ciò che non sapremo mai merita rispetto, anche se l’empatia è più difficile dato il modo di porsi. Rispetto, ma non al punto da non porsi questioni gravi, urgenti, che la dignità di un pensiero onesto impone.

Max Del Papa, 11 maggio 2020