Esteri

Macron alza il tiro: “Pronto all’atomica francese in Polonia”

Il punto del presidente francese sull'Ucraina: "Kiev sa che non potrà riprendere tutti i propri territori"

macron Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI,
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Il confronto a distanza tra Emmanuel Macron e Vladimir Putin si intensifica. Il presidente francese ha alzato i toni e rilanciato l’iniziativa diplomatica con una proposta chiara: un cessate il fuoco di 30 giorni in Ucraina, a partire dai negoziati in programma domani a Istanbul, in Turchia. In caso contrario, ha avvertito, “nei prossimi giorni scatteranno nuove e dure sanzioni”, concertate con Washington. Ma non è tutto: il titolare dell’Eliseo è anche tornato a parlare di atomica, con un messaggio forte e chiaro allo zar.

Macron ha parlato ieri in diretta su TF1, sottolineando che Parigi resta in prima linea nel sostenere l’Ucraina, ma con un messaggio realistico rivolto anche a Kiev: “Dovrà avere la lucidità di riconoscere che non tutti i territori persi dal 2014 potranno essere recuperati“. Un segnale, forse, di apertura verso una trattativa che punti alla fine del conflitto, anche se Macron ha precisato che un eventuale dialogo diretto con Putin “sarà possibile solo una volta conclusa la guerra”.

Il capo dell’Eliseo non ha fatto marcia indietro di fronte alla sprezzante risposta del Cremlino e ha ribadito con fermezza: “In Ucraina è in gioco la nostra sicurezza”. Da qui la proposta di una tregua su tutti i fronti — terra, mare e cielo — per consentire un margine di respiro umanitario e politico. “Non cerchiamo un’escalation, ma una pausa utile a favorire il negoziato”, ha aggiunto, ricordando l’effetto già pesante delle sanzioni europee sull’economia russa.

Sul tema delicato di una possibile presenza militare occidentale in Ucraina – una delle sue ossessioni – Macron ha cercato di rassicurare. Un eventuale contingente franco-britannico potrà essere schierato solo a conflitto concluso e con funzione esclusivamente dissuasiva: “Non vogliamo entrare in una guerra diretta con la Russia”. E ha aggiunto: “L’Ucraina non entrerà nella Nato, ma avrà bisogno di un proprio esercito forte per garantirsi la sicurezza”.

Come anticipato in precedenza, non meno significativa l’apertura a un possibile dialogo con la Polonia sull’installazione di un deterrente nucleare francese sul suo territorio. “Così come gli Stati Uniti mantengono testate in Germania e Belgio, dobbiamo ragionare anche noi in termini europei”, ha spiegato. Una prospettiva che, però, secondo Macron dovrà rispondere a tre criteri chiari: “Nessun costo a carico della Francia per la sicurezza altrui, nessun impatto sulla nostra capacità difensiva, e la decisione finale sempre in mano al Presidente della Repubblica”. Insomma, il solito Macron che non ha mollato il sogno di guidare l’Europa nonostante i vari flop collezionati dallo scoppio della guerra.

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Il clima resta incandescente. A dominare la scena è l’escalation verbale che sembra allontanare piuttosto che favorire una soluzione diplomatica. A proposito del summit di Istanbul, Zelensky ha rinnovato la propria disponibilità a un incontro faccia a faccia con Putin, dichiarandosi pronto a fare “di tutto” pur di avviare un confronto diretto. Ma da Mosca, al momento, non arriva alcuna conferma. Al contrario, fonti vicine al Cremlino ritengono improbabile la presenza del leader russo al tavolo negoziale in Turchia.

Si moltiplicano le pressioni internazionali per favorire il dialogo. Donald Trump, che ha annunciato la partecipazione del segretario di Stato Marco Rubio ai colloqui, si è detto fiducioso in “buoni risultati”, pur rinunciando a un suo coinvolgimento diretto, ipotizzato solo 24 ore prima. Il presidente americano ha ammonito l’Occidente a non lasciarsi trascinare “in una guerra infinita in Europa”, sottolineando la necessità di evitare un’escalation incontrollata.
Anche dall’Europa arrivano segnali di fermezza. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito che l’Unione è pronta ad adottare nuove sanzioni contro Mosca, se non emergeranno segnali concreti di apertura al dialogo entro la settimana. Sulla stessa linea il presidente ucraino Zelensky, che ha chiesto “le sanzioni più forti mai adottate”, sottolineando che un’eventuale assenza di Putin a Istanbul sarebbe un «chiaro segnale» della mancata volontà russa di fermare il conflitto.

Al centro delle trattative, spiegano fonti diplomatiche, restano i nodi territoriali. Il vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov ha ribadito la richiesta del Cremlino: “Il riconoscimento dell’ingresso nella Federazione russa dei nuovi territori”, riferendosi alle regioni ucraine oggi sotto controllo militare di Mosca. Una linea che, al momento, appare incompatibile con le richieste di Kiev. Altri temi sensibili sono la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, attualmente controllata dai russi, e l’accesso ucraino al Mar Nero e al fiume Dnipro. Steve Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti che ha avuto quattro colloqui recenti con Putin, ha spiegato che “le distanze restano ampie, ma si sta lavorando per ridurle”. E ha confermato che i contatti informali con entrambe le parti sono in corso, anche grazie alla cooperazione con i consiglieri per la sicurezza di Francia, Germania, Italia e Regno Unito.

Franco Lodige, 14 maggio 2025

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