Esteri

Macron è solo fuffa: chiama Putin ma ottiene zero

Il primo dialogo dal settembre del 2022 si è chiuso con un nulla di fatto: le posizioni dei due leader sono rimaste distanti

macron Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI,
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La mania di protagonismo di Emmanuel Macron non ha eguali. Quanto accaduto negli ultimi anni lo ha confermato: il presidente francese vuole i riflettori solo su di sè, a costo di mettere a repentaglio la stabilità internazionale. L’ultima uscita a vuoto è stata registrata ieri: il capo dell’Eliseo ha avuto una conversazione telefonica di oltre due ore con il presidente russo Vladimir Putin, la prima dal settembre 2022. Al centro del colloquio, la situazione in Ucraina e il dossier iraniano. La decisione di riprendere il dialogo sembra inserirsi in un contesto più ampio in cui la Francia mira a mantenere un canale diretto con Mosca. Peccato che ogni tentativo sia fallito miseramente, basti pensare alle lunghe chiacchierate prima dell’invasione in Ucraina. Risultati? Zero.

E infatti su Kiev le posizioni dei due leader sono rimaste distanti. Secondo quanto riferito dall’Eliseo, Macron ha riaffermato il sostegno della Francia alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina, chiedendo una tregua “il prima possibile” per favorire l’avvio di negoziati tra Mosca e Kiev. Dal canto suo, il presidente russo ha ribadito la posizione di Mosca, sostenendo che il conflitto sia il risultato delle politiche occidentali che, a suo avviso, avrebbero ignorato per anni le preoccupazioni di sicurezza della Russia. Una soluzione negoziata, secondo Putin, dovrebbe tenere conto delle “nuove realtà territoriali”, facendo riferimento ai territori ucraini attualmente sotto controllo russo.

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Macron è un leader debole. Ha difficoltà in Francia – l’instabilità politica e le criticità economiche sono sotto gli occhi di tutti – e spera di diventare “insostituibile” a livello internazionale. Ma tutti i tentativi effettuati sono stati disastrosi. Dal tentato dialogo con Putin alle dichiarazioni muscolari, sempre un niente di fatto. Anzi, in alcune occasioni ha rischiato di peggiorare la situazione: basti pensare al pressing per l’invio di truppe europee in Ucraina, una vera e propria provocazione al Cremlino. Fortunatamente non è stata registrata alcuna escalation, ma un dato è emerso in maniera forte: Macron non ha nè il peso, nè la credibilità per essere il leader d’Europa.

Tornando al dialogo con Putin, entrambe le parti hanno comunicato l’intenzione di mantenere aperto il dialogo anche su questo tema, oltre che su altre questioni di politica internazionale. In particolare, Macron e Putin hanno discusso della situazione in Medio Oriente e del programma nucleare iraniano, registrando alcune convergenze. Entrambi hanno sottolineato il ruolo e la responsabilità della Francia e della Russia, in quanto membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel promuovere una soluzione diplomatica che garantisca il rispetto degli obblighi previsti dal Trattato di non proliferazione nucleare. Putin ha ribadito il diritto dell’Iran a sviluppare un programma nucleare pacifico, mentre i due leader hanno convenuto sulla necessità che Teheran consenta l’accesso agli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.

Dopo il colloquio, Macron ha informato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dei contenuti della conversazione. La telefonata tra i due leader è avvenuta in concomitanza con un attacco ucraino che ha colpito un sito industriale nella città russa di Izhevsk, a oltre mille chilometri dal confine. Secondo fonti di Kiev, l’obiettivo era una fabbrica che produce sistemi di difesa aerea e droni. Le autorità russe hanno riferito di tre morti e 35 feriti. Nel frattempo, le forze russe continuano a intensificare l’offensiva sul territorio ucraino. Secondo un’analisi dell’agenzia AFP basata su dati dell’Institute for the Study of War (ISW), a giugno l’esercito russo ha registrato l’avanzata più significativa da novembre, conquistando 588 chilometri quadrati di territorio ucraino. I mesi precedenti avevano visto avanzate più contenute: 507 km² a maggio, 379 ad aprile e 240 a marzo. Il leader dell’autoproclamata Repubblica popolare di Lugansk, Leonid Pasechnik, ha dichiarato che l’intera regione, formalmente annessa dalla Russia, è ora sotto controllo russo, anche se il ministero della Difesa di Mosca non ha confermato ufficialmente. Insomma, la situazione è sempre più delicata e Macron gioca a fare il leader dell’Europa

Franco Lodige, 1 luglio 2025

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