Esteri

Macron&co. vogliono soldati in Ucraina. L’Italia ha un’altra idea

Trump promette: faremo la nostra parte, si pensa ad uno scudo aereo. L'Ue divisa: articolo 5 o truppe sul campo?

zelensky Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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A Washington si sono riuniti il presidente americano Donald Trump, il leader ucraino Volodymyr Zelensky, e diversi capi di Stato europei. L’obiettivo principale dell’incontro è stato trovare un accordo che garantisca la sicurezza dell’Ucraina nei confronti della Russia. Tra i presenti anche Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano, che ha rilanciato la proposta di fornire garanzie di sicurezza basate sul modello dell’articolo 5 del Trattato Nato, senza però prevedere l’ingresso dell’Ucraina nella stessa alleanza.

Cos’è l’articolo 5 della Nato e perché viene evocato per l’Ucraina

L’articolo 5 del trattato Nato stabilisce che “un attacco armato contro una o più parti in Europa o nel Nord America sarà considerato come un attacco contro tutte” e che ogni Stato dovrà intervenire per difendere il paese aggredito, anche utilizzando la forza. La proposta avanzata dall’Italia e ora discussa a livello internazionale punta ad applicare garanzie simili per la difesa di Kyiv, pur senza il suo ingresso nella Nato.

Due modelli a confronto: articolo 5 e “coalizione dei volenterosi”

Guido Crosetto, ministro della Difesa italiano, ha spiegato che la linea principale è quella di “garantire la sicurezza dell’Ucraina”. L’idea di Meloni è permettere alla Nato, come alleanza difensiva, di assicurare protezione a Kyiv, oppure di lasciare che singole nazioni assumano impegni specifici. “Si fa sempre più strada l’ipotesi di Meloni su un meccanismo basato sull’articolo 5. È una delle possibili soluzioni e non è incompatibile con quella dei Volenterosi. Si possono realizzare entrambe”, ha dichiarato Crosetto dopo il vertice di Washington. Nel frattempo Francia e Regno Unito sostengono la proposta di inviare un contingente di “volenterosi”, cioè truppe internazionali per garantire la tregua e una missione di pace in Ucraina.

In fondo, fino ad oggi, sia Putin che il ministro Lavrov hanno escluso che la Russia possa accettare la presenza di eserciti Nato in Ucraina. I volenterosi sono al lavoro per coinvolgere anche stati “extra” Alleanza, ma non è semplice. Per questo l’attivazione di una clausola in stile articolo 5 potrebbe permettere di salvare capra e cavoli: la Nato sarebbe costretta ad intervenire in caso di nuova invasione, ma non avrebbe basi o uomini sul campo. Funzionerebbe? Secondo Crosetto sì: “La pace si basa quasi sempre sul principio di deterrenza: non ti attacco perché non vincerei”. Putin la accetterebbe? Forse, perché “l’Ucraina non entrerebbe nella Nato, con tutto ciò che comporta esserne membro. La Nato interverrebbe solo per difendere da un’aggressione. E poi, per molte altre ragioni. Non ultima quella che in Russia sia ciò che resta di opinione pubblica, sia gli oligarchi ed il mondo produttivo, premono per eliminare le sanzioni e riaprire rapporti. Poi, perché otterrebbe uno spazio politico e di influenza superiore. Almeno formalmente, tratta da pari con gli Stati Uniti recuperando un ruolo da superpotenza, riacquisendo influenza nel vecchio continente e comprando tempo”.

Durante i colloqui, il presidente Trump ha ribadito che gli Stati Uniti potrebbero offrire supporto aereo a Kyiv, ma ha chiarito che non invierà truppe americane sul territorio ucraino. Francia, Germania e Regno Unito hanno manifestato apertura all’invio di truppe, mentre l’Italia si è mostrata contraria a questa soluzione. Da Roma arriva il sì solo con il mandato dell’ONU. Dal canto suo, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha detto che non si è discusso specificamente dell’invio di truppe, ma si stanno valutando garanzie di sicurezza “sulla falsariga dell’Articolo 5”. Quel che è certo è che Donald Trump non invierà soldati americani mentre Francia e Regno Unito “vogliono avere truppe sul terreno”.

La reazione di Russia e la questione dei territori

Il presidente russo Vladimir Putin ha manifestato apertura a un incontro diretto con Zelensky per discutere la fine della guerra. Uno dei punti più delicati resta la questione dei territori occupati, in particolare il Donbass, oggi per il 79% nelle mani della Russia. Zelensky ha sottolineato: “La questione territori è una decisione per me e Putin”. Su questo aspetto, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato che non possono essere imposte concessioni a Kyiv. Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha specificato che la Russia è disposta a trattare, ma è fondamentale “il rispetto degli interessi di sicurezza della Russia e il pieno rispetto dei diritti dei russi e dei russofoni che vivono in Ucraina”.

Il ruolo italiano

Il generale Luciano Portolano, capo di Stato Maggiore della Difesa italiana, ha preso parte ai colloqui negli Stati Uniti per pianificare misure concrete in vista di una possibile tregua o di un processo di pace. Crosetto ha spiegato: “La partecipazione dell’Italia al tavolo di Washington non era scontata. E penso sia più un riconoscimento a Giorgia, che al Paese”.

Entro i primi giorni di settembre, i principali paesi europei e gli Stati Uniti dovranno mettere nero su bianco le clausole delle garanzie di sicurezza. Una task force, guidata dal segretario di Stato americano Marco Rubio, lavora agli ultimi dettagli. Si discute di opzioni come la no-fly zone, il supporto aereo e la sorveglianza delle frontiere tramite droni. Restano da definire i dettagli tecnici e la reazione definitiva della Russia a queste nuove proposte.

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