Gli atavici vizi dei nostri cari magistrati anche quando stogati, l’attitudine a salire in cattedra, la droga da protagonismo, la convinzione che gli spetta non applicare le leggi ma interpretarle, sollecitarle o crearle nella pratica, la vanità del moralismo etico, si esaltano in tempi televisivi. In Rai sbarca l’ex giudice Luciano Violante, trent’anni da parlamentare comunista e post comunista, a un programma del pomeriggio “Bellamà” dove ogni settimana si presta a dare lezioni di educazione civica “alla generazione Z e a quella boomer”. Boomerone, come Renzi battezzato da Fedez.
Violante ha 83 anni e la pretesa di insegnare a stare al mondo a quelli di 20, per lo più celenterati da social, è molto utopistica, molto retorica da servizio pubblico e, speriamo per l’interessato, abbastanza redditizia. La didattica democratica dell’ex toga ed ex senatore Violante rinverdisce una gloriosa tradizione di regime che risale al maestro Manzi, al prof. Cutolo, al padre Mariano e perché no al perbenismo spettacolare di Mike Bongiorno ed Enzo Tortora, e secondo le agenzie, va considerata “un colpaccio del direttore del day time Angelo Mellone”, sorta di plenipotenziario delle sorelle Meloni in Rai; ma c’è qualcosa di più, Violante nella sua recente stagione a capo di Leonardo è stato, forse resta tuttora, uno dei consiglieri più assidui e più apprezzati dalla nostra premier (non è un segreto per nessuno): adesso, si spera che diventi il consigliere del popolo, anzi dei cittadini, insomma del Paese, dei giovani che hanno tanto bisogno di riscoprire i valori democratici, progressisti e integrazionisti, signora mia; e ne va reso pieno merito a “mamma Rai” che, cantava Renato Zero, “non ti abbandona mai”.
Altro giro, altra emittente, altro giudice: su La7, meglio conosciuta come telePD, sbarca, con analoghe virtù ed ambizioni, Nicola Gratteri che si infila nel parterre di educatori, moralisti, coscienze civili, fari della civilità che va da Saviano a Parenzo, a Zoro, a frau Gruber, con dentro, sporadicamente, altri ex magistrati di sinistra come Gherardo Colombo. Beato il Paese che non ha bisogno di giudici, a Berlino, a La7, alla Rai, in funzione programmatica, propedeutica, dogmatica, esistenziale. Noi, evidentemente, siamo un Paese disgraziato e quindi ce li meritiamo questi giudici salvifici a metà tra il santone e il giustiziere. Infiniti anni fa, dopo una fortunata intervista al giudice Antonino Caponnetto, il capo del pool di Palermo, sorta di padre nobile di Falcone e Borsellino, mi ritrovai nell’orbita di una fondazione a suo nome che ogni anno a Firenze organizzava un convegno civile e legalitario: sciamavano questi giudici antifà e antimà, destinati alcuni alle supreme cariche dello Stato, e non ho mai visto gente odiarsi tanto e con tanta cattiveria: si rubavano la scena, si sentivano predestinati, il palco era cosa loro così come oggi la televisione. Naturalmente parlavano di loro stessi, considerandosi una sorta di giudici di Vitruvio al centro dell’universo da riorganizzare, preferibilmente in senso democratico, cioè comunista. Qualcuno a cena trescava con giornalisti tradizionalmente foraggiati di fascicoli, di inchieste, se non addirittura le organizzavano insieme; qualcun altro si perse nei meandri dell’alcool e delle malefatte che per mestiere era chiamato a scoprire negli altri. Altri sarebbero diventati, come Violante, e non stupisce, prima politici, poi manager di aziende pubbliche. Ma c’è una logica: loro sono i migliori, i più colti, sagaci, coraggiosi, disinteressati, ligi solo alla legge, per niente schierati, al servizio della nazione, pronti al martirio e hanno risorse strategiche sconosciuti agli esseri umani.
A quelle fiere della vanità, i giudici calati dall’alto parlavano bene, veramente con ammirazione neppure malcelata, anzi apertamente confessata, solo di una categoria: i mafiosi, i criminali, riconoscendoli di levatura degna anche per una sorta di affinità localistica, insomma come noi, sottili e articolati come noi, non c’è nessuno da una parte e dall’altra della barricata e voi, voi normali, voi continentali non potete capire. Il Bene, maiuscolo, e il Male come due parti della stessa mela siciliana, comunque meridionale, col non detto per cui il Bene alla fine trionfava perché era di una misura migliore, più intelligente, più vicino a Dio. Noi giudici siamo il bene e trionfiamo, sia pure a caro prezzo. E quella smania di protagonismo, quella pretesa di ergersi, di venire riconosciuti come salvatori era bruciante già allora, come dei santi presuntuosi che si aspettavano il bacio della pantofola. Figurarsi adesso con una platea televisiva di qualche centinaio di migliaia di persone (loro puntano ad ascolti da Lady Gaga, ma l’Italia è Paese ingrato, mafioso, antidemocratico, bisogna accontentarsi). Che colpaccio, Rai e telePD. E che fortuna per i nostri acerbi boomer e generazione Z. Ma di questo, vi parlerà più specificamente il nostro Barista…
Max Del Papa, 4 luglio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


