Cronaca

Maldive, il cunicolo e la sabbia: ecco le foto della grotta dove sono morti di sub

Il team internazionale che ha recuperato i corpi degli italiani pubblica le immagini su Instagram

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Il 21 maggio 2026, cinque sub italiani hanno perso la vita durante un’immersione nella grotta di Dekunu Kandu, conosciuta come la “grotta degli squali”, situata nell’atollo di Vaavu, Maldive. Le vittime sono Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e la guida Gianluca Benedetti. La grotta, considerata complessa e insidiosa, è un sistema di tunnel e cavità scavate nella barriera corallina che si estende a una profondità di oltre 50 metri.

La struttura della grotta e gli ostacoli

La grotta è composta da tre ambienti principali: la prima camera, più accessibile, riceve una minima quantità di luce naturale; la seconda è più profonda e angusta, arrivando a circa 60 metri di profondità; la terza è la più pericolosa, caratterizzata da spazi chiusi e totale oscurità. I tre ambienti sono collegati da un corridoio stretto di circa 30 metri di lunghezza, tre metri di larghezza e un metro e mezzo di altezza. L’orientamento nella grotta è reso difficile dall’oscurità, dalla sabbia sollevata dai movimenti e dalla conformazione irregolare dei tunnel.

A dimostrarlo ci sono le foto pubblicate dal team di esperti finlandesi che ha recuperato i corpi delle vittime. Nella prima parte delle immagini si vede “la squadra di soccorso all’opera all’interno della sezione iniziale della caverna di Thinwana Kandu, dove la luce naturale filtra ancora dall’ingresso”. Poi ci sono “le sezioni interne più strette della grotta, dove la visibilità può scomparire rapidamente a causa dei sedimenti corallini sollevati e la navigazione diventa più complessa”. La Dan Europe, compagnia assicurativa specializzata in attività subacquea, ha fatto sapere che “sono questi gli ambienti in cui la squadra di soccorso ha operato durante la missione di ricerca e recupero degli ultimi giorni”.

 

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I corpi sono stati trovati tutti insieme in una porzione della grotta. “Siamo stati molto sollevati quando li abbiamo trovati perché siamo stati molto tempo nella prima immersione senza individuarli e stavamo cominciando a pensare che non fossero più lì. C’è stato quindi sollievo pensando che li avremmo recuperati e portati in superficie”, ha detto all’Ansa Sami Paakkarinen. “La grotta – ha spiegato – è molto profonda, 60 metri; non è molto lunga, circa 200 metri, ma è molto impegnativa. Ne abbiamo esplorato di più lunghe e più profonde, ogni grotta è un ambiente rischioso ma io definirei questa molto impegnativa”.

L’immersione fatale

Secondo una prima ricostruzione, il gruppo avrebbe raggiunto la seconda camera dopo essere entrato nella prima. Durante il tentativo di ritorno, i sub potrebbero aver perso l’orientamento, complice un effetto ottico causato dalla sabbia sul fondo, e imboccato un cunicolo laterale senza uscita. Quest’errore si è rivelato fatale, intrappolandoli in un ambiente chiuso dove la mancanza d’aria ha determinato la loro morte. Gianluca Benedetti è stato ritrovato nella prima camera, forse nel tentativo di tornare indietro, ma il tempo e l’autonomia dell’aria a disposizione non sono stati sufficienti.

 

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Secondo la Dan Europe, organizzazione specializzata in sicurezza subacquea, i sub italiani utilizzavano bombole da 12 litri, la cui autonomia a 60 metri di profondità può durare all’incirca solo 10-12 minuti. Questa attrezzatura limitata, combinata con l’assenza di fili guida adeguati – detti “fili di Arianna” – per segnalare la via d’uscita, ha contribuito al tragico epilogo. Pur essendo sub esperti, non avevano brevetti specifici per immersioni in grotta o in ambienti chiusi, né attrezzature avanzate come rebreather o scooter subacquei utilizzati dai soccorritori per il recupero dei corpi.

L’indagine in corso

Le autorità italiane e maldiviane hanno avviato indagini per chiarire la dinamica dell’incidente e verificare eventuali responsabilità. Sono state disposte autopsie sui corpi e saranno esaminate le attrezzature utilizzate dai sub, inclusi computer subacquei, telecamere GoPro e sistemi di illuminazione. La Squadra Mobile di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Le testimonianze dei soccorritori finlandesi e le analisi tecniche saranno fondamentali per fare luce su quanto accaduto nella grotta di Dekunu Kandu.

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