
Le infatuazioni della sinistra nostrana per qualsiasi personaggio si professi socialista e sia sulla cresta dell’onda mediatica nazionale o globale sono cosa nota. Sono tantissime le intense ma brevi storie d’amore, che potremmo definire avventure estive adolescenziali dei progressisti, per i più disparati soggetti.
Vi ricordate le Sardine, con il loro capitano Mattia Santori? O l’eroe arrivato a Montecitorio con gli stivali infangati, che oggi siede tra le fila del gruppo misto, Aboubakar Soumahoro? Gli studenti delle tende contro il caro affitti? O ancora, senza dover scomodare la memoria, la ben più recente valorosa spedizione della Flotilla? Ecco, tutti individui variegati, molto diversi tra loro per idee e ideali, ma legati da un unico sottile fil rouge: l’utilità per la Propaganda politica di chi non ha idee proprie e ha dunque la necessità di accollarsi qualche neo-star del web o dei quotidiani e di poter dire “Lui è uno dei nostri!”
Ed è così che da un paio di giorni la Sinistra ha un nuovo eroe, o forse un Messia (viste le proprietà demiurgiche che gli vengono attribuite): il sindaco di New York, Zohran Mamdani.
Importante informazione di servizio: il neosindaco è così a sinistra e insegue delle idee così socialiste e radicali da aver frammentato il suo stesso partito. Tant’è che una parte di esso ha comunque supportato Andrew Cuomo, sceso in campo da indipendente.
Eppure, il populismo insito in Mamdani, uno che senza peli sulla lingua promette con il suo sorrisone smagliante delle cose che con la sua semplice autorità non potrà raggiungere (affitti a prezzi fissi, mezzi gratis, assistenzialismo a iosa…), ricorda inevitabilmente chi dall’altra parte dell’oceano, a casa nostra, si affacciava da Palazzo Chigi e gridava di aver abolito la povertà. Zohran è forse l’antesignano del grillismo americano.
Sappiamo tutti com’è finito quell’esperimento politico nella nostra nazione: i pentastellati hanno rinnegato loro stessi e hanno dato vita a mirabolanti invenzioni pur di salvare qualche poltrona.
Ma a New York siamo ancora all’inizio della parabola. Chi ha votato Mamdani crede davvero nella possibilità che lui possa portare a compimento i punti cardine della sua agenda. Per una volta abbiamo provato una moda prima degli Stati Uniti. Che dire, evidentemente gli USA ci hanno regalato i blue jeans e noi forse possiamo insegnare loro cosa sia il populismo.
Ma l’internazionale socialista è in brodo di giuggiole. E così i nostri anche i nostri top player.
Fratoianni in estasi: “Mamdani ha vinto perché ha messo gli interessi delle persone davanti a tutto. Così si vince a New York e si può vincere in Italia”.
Anche Schlein compiaciuta “Così si vince”. Raccontando frottole? Lo fate già, in parte. Ma gli italiani meno inclini ai sogni americani sono più disillusi. E forse dopo anni di statalismo sono più consapevoli che i soldi e i bonus statali prima o poi finiscono e chi li paga è sempre il cittadino.
Poi ci sono i giornalisti e i blogger di sinistra, peggio che andar di notte. Per Rula Jebreal: “La lezione di Mamdani è che si vince se si migliora il benessere delle persone”. Fermi tutti: Mamdani inizia il mandato il 1° gennaio 2026 e ha già migliorato il benessere delle persone in 48h. Avvisate il Vaticano, c’è un Santo dall’altra parte dell’Atlantico.
Infine, la narrazione che più piace ai compagni: il self made man nato in Africa e arrivato in America con 4 stracci, che ha iniziato a fare politica e stravolgerà le sorti della società. Chiaramente una balla colossale: Mamdani proviene da una famiglia ricca, ha frequentato le migliori scuole, non sa cosa significhi il termine “povertà” (non che ciò sia una colpa, chiaramente), è amico di una parte di establishment che dovrebbe essere inconciliabile con il socialismo, vedi foto con Alex Soros (figlio di un tal George che in Italia speculò in una notte contro la nostra moneta bruciando miliardi di lire, non proprio un filantropo, nonostante oggi lo si dipinga come tale…).
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Insomma, Mamdani non è un piccolo calimero come si vuol fare credere. E soprattutto, non ha esperienza politica e nemmeno professionale. Vedremo cosa succederà a New York.
Cosa rimane di questa elezione? La curiosità di vedere se la Grande Mela sarà malleabile alle idee socialiste del nuovo sindaco, oppure se sarà una debacle, facendo rendere conto ai suoi tanti elettori di essere stati sotto effetto di una grande allucinazione collettiva.
Val la pena aggiungere che tanti studiosi liberali sono talmente certi del fatto che Mamdani si schianterà da essere contenti della sua elezione: secondo alcuni, il nuovo sindaco di New York altro non è che quella cometa socialista che ogni 20/30 anni si affaccia negli USA per poi fallire miseramente, cosi da ricordare a tutti gli americani la bellezza del capitalismo.
Alessandro Bonelli, 7 novembre 2025
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