Un media britannico vuole censurare chiunque pubblichi “contro-narrazioni sul cambiamento climatico”. Chi finanzia questo sforzo? Un’azienda sostenuta dal fondo di investimento di Al Gore. Non c’è nulla di più pericoloso di una belva feroce ferita. È quello che sta accadendo nel mondo occidentale. La grande bugia verde si sta finalmente palesando come tale, e tutto il sistema affaristico, politico e mediatico sta ricorrendo a misure estreme. Il 14 maggio 2025 Robert Bryce ha scritto un articolo nel quale denuncia il sistema censorio che i media stanno mettendo in atto contro chiunque pubblichi articoli non ortodossi sul cambiamento climatico.
A proposito di Robert Bryce
Robert Bryce non è certamente l’ultimo arrivato nel mondo della comunicazione e il suo talento non può essere messo in discussione. È proprio per questo motivo che i sacerdoti del green lo ritengono particolarmente pericoloso. Bryce è un autore, giornalista, produttore cinematografico e podcaster con sede in Texas. Scrive di energia, potere, innovazione e politica da più di 30 anni. I suoi articoli sono apparsi in una miriade di pubblicazioni, tra cui il Wall Street Journal, il New York Times, Forbes, Time, Austin Chronicle e Sydney Morning Herald. Il suo sesto libro, A Question of Power: Electricity and the Wealth of Nations, è stato pubblicato nel 2020 da PublicAffairs. È anche il co-produttore di due documentari. Il primo, un lungometraggio documentario: Juice: How Electricity Explains The World. All’inizio del 2024, Bryce e il regista Tyson Culver hanno pubblicato una docuserie in cinque parti, Juice: Power, Politics & The Grid, che è stata vista più di tre milioni di volte su YouTube.
Il mese scorso, un nuovo media, chiamato Tortoise Media, ha lanciato un database chiamato “Hot Air”, che dichiara di “voler fare chiarezza sulla disinformazione climatica”. Il database include “274 attori online”, un gruppo che comprende David Turver, Roger Pielke Jr., Bjorn Lomborg, Jordan Peterson, Alex Epstein, Tom Nelson, Bryce e molti altri che stanno commettendo il peccato di “diffondere frequentemente contro-narrazioni sul cambiamento climatico”. Per inciso, si tratta di esperti del settore e scienziati che fanno informazione ambientale da anni, alcuni dei quali sono perfettamente allineati con i report dell’IPCC, ma che hanno commesso il peccato di non condividere il modo apocalittico con il quale vengono presentati al pubblico. Come osano costoro fornire una narrazione contraria all’ortodossia su energia e clima! Ma ecco il vero motivo del database: Tortoise afferma che “la pressione sulle piattaforme per filtrare la disinformazione ha lasciato il posto a un ecosistema online che favorisce la libertà di espressione, ma, a volte lascia incontrollate le falsità e permette alle teorie del complotto di diffondersi ampiamente”.
Penso che non ci sia bisogno di commentare la furia censoria di un’affermazione del genere. Una delle voci del database, che raccoglie “le prove” del comportamento eretico dei banditi e che riguarda Bryce, include un breve video di YouTube che ha realizzato lo scorso dicembre, in cui sottolineava che la vittoria in un tribunale federale della tribù Osage contro Enel non ha ricevuto alcuna copertura dai media tradizionali (a proposito, qualcuno ne ha saputo qualcosa?). Per averne parlato, il video è stato etichettato come “delay” (la colpa è che fornirebbe il seguente messaggio: il cambiamento climatico potrebbe essere reale, ma dobbiamo rallentare il lancio delle politiche verdi). Il database riporta 1.475 segnalazioni per Bryce. Tom Nelson ha più di 19.000 segnalazioni, Alex Epstein più di 7.000 e Bjorn Lomborg quasi 1.500.
Per essere più chiari: Tortoise, un media online con sede nel Regno Unito, sta dicendo che c’è troppa libertà di espressione e, di conseguenza, sta implicitamente sostenendo la censura per chi non segue la narrativa climatica ufficiale. Ovviamente, numerose ONG climatiche, tra cui il Natural Resources Defense Council e l’Environmental Defense Fund, affermano di combattere anche loro la “disinformazione climatica”. EDF ha persino creato quella che chiama la “brigata anti-disinformazione”.
Ma lo sforzo di Tortoise è diverso perché sostiene che il suo database “fa chiarezza sulla disinformazione climatica” grazie all’uso dell’intelligenza artificiale e del “sistema AI basato su CARDS2 LLM”, che ha creato una “tassonomia” per identificare chiunque metta in discussione l’ortodossia climatica. Il database è stato creato dal Centre for ClimateCommunication and Data Science (C3DS) dell’Università di Exeter con finanziamenti da un’azienda britannica sostenuta da Generation Investment Management di Al Gore. La guerra alla libertà di informazione è appena cominciata, non solo in Gran Bretagna. Direi che quanto sta facendo l’Unione Europea è decisamente all’avanguardia, almeno su questo fronte.
Carlo Mackay, 17 maggio 2025
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