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Marcello Foa sarà il prossimo presidente Rai. Ecco perché

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Lo premetto: non ho uno straccio, non solo di prova, ma neppure di informazioni privilegiate per affermare che il destino di Marcello Foa è segnato: sarà il nuovo Presidente della Rai. È una convinzione che mi sono fatta attraverso miei segnali deboli che derivano, non tanto dalle dichiarazioni pelose della Lega, ma dallo studio della parabola discendente di Silvio Berlusconi. È uno degli aspetti più affascinanti della sua vita, che meriterebbe un impegno di analisi pari a quello della sua fase giovanile di successo tanto esaltata. Berlusconi, come personaggio, è un grande, sempre e comunque, sia in negativo che in positivo.

Doveva uscire dall’angolo nel quale i suoi “consigliori”, politici e della carta stampata (così, a occhio, mi paiono molto più invecchiati di lui), l’avevano artatamente focalizzato sull’obiettivo di “accoppiarsi” con il Pd di Matteo Renzi, attraverso il mitico Partito della Nazione (un progetto che mi ha sempre ricordatomi il famoso film, mai nato, “Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet” di Federico Fellini). Quindi andare verso il progetto, che non so come altro definire se non “lussurioso”, con En March di Emmanuel Macron (in politica quando sei alla frutta ti inventi la dimensione transnazionale).

Apro una parentesi. Da qualche tempo, tutto ciò che le élite toccano si trasforma (uso un termine caro a Macron), in “lebbra”, purtroppo per loro, non populista ma popolare. Infatti, l’ultimo sondaggio francese su di lui lo fa precipitare al 29%, peggio, ed è tutto detto, di François Hollande. Mi pare faccia il paio con la sciagurata frase di questi giorni di Renzi a proposito del referendum del 2016 “ho sopravvalutato gli elettori”. Chiusa parentesi.

Le elezioni del 4 marzo hanno individuato in Luigi Di Maio e in Matteo Salvini gli unici due giocatori che possono dare le carte nella grande partita italiana di questo inizio del quinquennio politico 2018-2023. C’ è però una differenza. Salvini ha un team giovane, competente, coeso, a forte gestione unitaria. Per esempio, mi ha molto colpito il rapido inserimento di un personaggio intellettualmente complesso e connotato come Alberto Bagnai, a dimostrazione che siamo in presenza di un modello di management ben congegnato.

Il M5S invece si ritrova sì con un unico leader politico, ma con tre anime, quella “governativa” di Di Maio, quella “movimentista” di Alessandro Di Battista, quella neo-marxista di Roberto Fico. Trovare la sintesi sulle teorie è fattibile ma sull’execution è molto difficile, ci vuole mestiere. Passare dall’eccellenza nel fare opposizione a quella nel governare richiede uno spessore culturale e un coraggio politico di mediazione molto elevato, soprattutto articolato. Finora queste doti i pentastellati non le hanno evidenziate, anche se Di Maio è molto attivo.

Ho assunto come ipotesi di studio che l’alleanza M5S-Lega riesca sì a superare la fase della finanziaria (il “contratto” li guida e li protegge) ma entrerà in una fase o di forte turbolenza o di un vero e proprio tsunami a finanziaria approvata. Di contro ho assunto che Silvio Berlusconi non possa rimanere in questa terra di mezzo, fra il lusco e il brusco, come l’attuale, ma debba trovare una forma di alleanza-sudditanza dignitosa con la Lega. In quest’ottica, si concretizza l’accordo sull’unico asset politico pregiato che rimane a Berlusconi (TV-Radio-Editoria) e sul quale la Lega è carente. La nomina a Presidente della Rai di Marcello Foa è il primo passo di una strategia di riposizionamento complessivo politico e di business (con Berlusconi le due attività sono sempre state vissute in perfetta e originale simbiosi) che dovrà aprirsi fra Berlusconi e Salvini.

Mi pare che siamo “nel mezzo di un periodo di mezzo”, per cui l’analisi debba lasciare il posto al disegno di scenari con assumption al limite politicamente sfacciate, senza vergognarsi di scivolare nel divertissement. Questa di fare comunicazione giornalistica attraverso l’uso di frizzanti “scenari di business politico”, è una fase del mio lavoro, appena iniziato, che non so dove mi porti. Ma intanto la barca va, a me basta.

Riccardo Ruggeri, 13 settembre 2018