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Mascherine all’aperto: siamo stretti tra idioti e mascalzoni

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Leggo di sfuggita da alcuni titoli che qualche genio sta implementando l’obbligo di mascherine all’aperto. Non leggo oltre i titoli perché non ho il tempo e men che meno la voglia di leggere le sesquipedali bugie che ci vengono raccontate da mesi da ogni organo d’informazione. Per la stessa ragione non ascolto più alcun telegiornale. Come faccio a dire che sono bugie? Perché se una affermazione non è logica, allora essa non è vera. Per esempio, dire che il lockdown ha salvato migliaia di vite è certamente falso. Nessun dubbio su questo. Perché, al momento in cui scrivo, i morti per Covid per milione d’abitanti sono stati 595 in Italia e 583 in Svezia. Ma in Svezia non v’è stato alcun lockdown. Ergo il lockdown italiano non ha salvato nessuno. Neanche uno. Naturalmente in senso statistico, ma è una finezza complicata da spiegare, soprattutto ai trinariciuti, che inalano qualunque idiozia senza sentirsi turbati.

Violenza di Stato

Veniamo alla prepotenza di tutte le prepotenze, degna solo dei più fascisti dei regimi: obbligare tutti a indossare la mascherina anche all’aperto. Posso capire l’obbligo, anch’esso prepotente, al chiuso. Basta dire ai responsabili di ogni luogo chiuso (cinema, negozio, etc.): se qualcuno si contagia, tu sei responsabile. Va da sé che costui dirà: se vuoi entrare a casa mia, devi indossare la mascherina. Ma all’aperto? All’aperto è una violenza di Stato, di regime, del tizio che, appena eletto, incapace di far qualcosa di sensato, ne fa tante di insensate, giusto per far vedere che fa qualcosa. Penso, ad esempio, al Presidente della Regione Marche che, appena eletto e strappato la Regione ai sinistri incapaci, si sta dimostrando ancora più incapace, visto che il suo primo provvedimento – il primo! – sembra sia stato l’imporre le mascherine all’aperto a quelli che, evidentemente, ritiene propri sudditi. Un genio. Forse vuole emulare quella macchietta del collega campàno: ogni area politica ha il suo genio.

La motivazione? Per frenare la pandemia. Con questa motivazione avrebbe potuto prendere qualunque altra misura. Che so, la danza purificatrice, il saluto romano, l’inchino, la recitazione di una filastrocca. Fate voi. Perché se uno è positivo, viene messo in quarantena e se non lo è non può contagiare. O no? O no? No, dice il genio, perché nel dubbio. Peccato che se tu hai dubbi, non puoi rompere i santissimi a me. Tu prima stabilisci se sono o no positivo, e poi o mi metti in quarantena o mi dici che posso circolare ma solo con la mascherina, pena l’impiccagione, se vuoi. Sennò la misura preventiva sarebbe applicabile in infinite altre circostanze, a cominciare con tutte le malattie contagiose. Oppure: sei un ladro o un assassino? Non lo so, ma nel dubbio ti metto in galera.

Colpirne cento per proteggersi da uno

C’è da dire che dai tamponi quotidiani eseguiti nell’ultimo mesi possiamo stimare che l’1-2% della popolazione sembra essere positivo. Obbligare 100 ad una insana respirazione perché 1 o 2 sarebbero positivi non rammenta neanche quella di colpirne uno per educarne cento, visto che qui si tratta di colpirne cento per proteggersi da uno.