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Fine emergenza mai

Mascherine, Draghi mette le mani avanti: “Anno prossimo? Spero che…”

Il premier in visita ad una scuola non dà garanzie per il futuro. Ma dopo vaccini e chiusure, è ora delle certezze

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Pochi giorni fa, ben prima di scrivere questo articolo, ho esaminato quali fossero i Paesi che, ancora oggi, obbligano gli alunni ad utilizzare la mascherina nelle scuole. Ebbene sì, ho avuto una spiacevole sorpresa, frutto della politica spargipanico che le istituzioni stanno esercitando dal 2020 a questa parte: l’Italia è l’unico Stato europeo in cui vige ancora l’imposizione. 

Da Maggio, l’obbligo è decaduto in Francia, Germania ed Inghilterra. In Belgio, gli studenti sono liberi addirittura dal 7 marzo; mentre, in Svizzera, dagli inizi di aprile.

Neanche la rigida Austria, uscita da un lockdown pesantissimo, ha deciso di mantenere una prudenza così estrema: la mascherina rimane sui mezzi pubblici, nelle farmacie e nei supermercati, ma non negli istituti scolastici.  

Invece l’Italia sì. E non solo. Il premier italiano, Mario Draghi, in visita alla scuola media Dante Alighieri di Sommacampagna (Verona), non ha assicurato l’addio ai dispositivi di sicurezza neanche per il prossimo anno: “Spero che non ci sia più bisogno di mascherine e che la pandemia non ritorni”. “Spero”, vuol dire che non v’è certezza. O meglio resta il rischio che anno prossimo gli studenti si ritrovino di nuovo mascherati.

Eppure, a meno di contrarie dimostrazioni scientifiche, non si capisce come l’imposizione non sia presente nei negozi, nei bar o nei ristoranti; mentre rimane ancora vigente nelle scuole, nelle università ed in molti altri luoghi chiusi.

La questione si pone all’interno di una recente critica sollevata da molti analisti. Se un cittadino italiano dovesse prendere un aereo ITA Airways, per un viaggio Milano-Roma, sarà obbligato all’utilizzo del dispositivo di protezione. Al contrario, per la tratta Milano-Londra, con una compagnia aerea straniera, ecco che l’obbligo decade magicamente.

A meno che si tratti, appunto, di magia nera, chi scrive non ritiene l’esistenza di fondamenta scientifiche alla base di queste scelte. All’opposto, com’è evidente e come numerosi osservatori hanno evidenziato, si tratta di libere scelte politiche, che nulla hanno a che fare con il campo della virologia o della tutela del diritto alla salute. 

Anzi, il continuo approccio dell’esecutivo, fatto di incertezze e tentennamenti, rischia di provocare un sentimento opposto nelle coscienze degli italiani: ulteriore paura, angoscia ed insicurezza non solo per il ritorno del virus, ma per l’intervento di nuove restrizioni future.

Eppure, i dati rimangono tutt’altro che allarmanti. Il 97 per cento delle terapie intensive nazionali è complemento vuoto; seguito da una cifra che sfiora il 90 per cento, se si tratta di letti adibiti all’ospedalizzazione.

È vero che ci stiamo avvicinando alla stagione più calda dell’anno; ma è altrettanto vero come, in virtù dell’adesione di massa dei cittadini alla campagna vaccinale, il virus è stato fortemente limitato anche nei mesi precedenti, quelli più freddi, garantendo numeri stabili ed ospedali tutt’altro che in affanno. 

In definitiva, cosa può giustificare un approccio pandemico ancora incerto e privo di garanzie? Perché non si possono escludere, una volta per tutte, l’insieme di quegli obblighi che hanno contraddistinto un biennio economicamente e socialmente distruttivo? Il nuovo anno scolastico è alle porte: tra tre mesi e mezzo, le classi saranno ancora piene. Speriamo nel vero senso della parola. E non collegate attraverso un pc casalingo. 

Il governo, però, in controtendenza a tutti gli altri Stati europei, non pare escludere neanche lo scenario peggiore…

Matteo Milanesi, 20 maggio 2022