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Mascherine, la differenza tra Meloni e Speranza

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Con l’avvento della nuova ondata di contagi in Cina, anche il governo italiano ha deciso di adottare le prime misure preventive. L’obiettivo rimane quello di non essere colti di sorpresa (come invece successe nel gennaio 2020), senza l’applicazione di mezzi fortemente limitativi della libertà individuale. Nella giornata di ieri, il ministero della Salute he emanato una circolare contenente la possibile adozione temporanea di alcune misure anti-Covid (mascherine al chiuso e smart-working) in caso di peggioramento dell’andamento epidemiologico.

Una scelta che, da una parte, ha riportato la pandemia al centro del dibattito politico, quando sembrava ormai archiviata insieme alla gestione sanitaria di Draghi e Speranza; ma che, dall’altra, ha suscitato apprezzamenti anche dalla parte più aperturista del Paese: il governo Meloni starebbe attuando misure preventive, proprio per non ritrovarsi la stessa bomba in casa di inizio 2020. Si tratta, quindi, di “misure d’anticipo”, volte a prevenire il rischio prima ancora che si manifesti concretamente.

Se i detrattori dell’esecutivo stanno già parlando di un dietrofront della coalizione di centrodestra, sottolineando come la gestione Speranza fosse la migliore possibile, pare invece che l’analisi sia decisamente più complessa rispetto ad una semplice constatazione. Giorgia Meloni, infatti, ha già specificato che, in sua presenza a Palazzo Chigi, non “ci sarà mai più lockdown”, oltre ad aver da sempre adottato uno spirito liberale in questi tre anni, almeno nell’ambito della politica sanitaria.

Ed è proprio questo che la differenzia da Roberto Speranza. Nel corso degli esecutivi Conte II e Draghi, la gestione del Covid-19 è stata caratterizzata da una comunicazione ansiogena, allarmistica, dove l’intervento statale sulla libertà personale risultava essere sempre dietro l’angolo, fino ad arrivare a veri e propri paradossi orwelliani. Ricordiamo, per esempio, l’inferno delle autocertificazioni, pure per andare a lavorare o a fare la spesa; oppure, ancora, i lockdown striscianti, gli incredibili divieti (fino ad arrivare all’impossibilità di vedersi tra fidanzati in zona rossa), ed il coprifuoco alle 22.

Tutti vincoli statalisti e governativi, che hanno sempre allontanato la libera scelta individuale. Una “strategia” che si è poi manifestata in toto con l’introduzione del Green Pass e l’obbligo vaccinale, con conseguente sospensione dal lavoro per gli esercenti delle professioni sanitarie.

Ebbene, rispetto a questa linea da Stato-papà, Meloni ha voluto dare un forte cambio di rotta. Innanzitutto, il Presidente del Consiglio ha specificato come attualmente la situazione sia sotto controllo; ma anche in caso di peggioramento, si parlerà pur sempre di “raccomandazioni” e non di “obblighi” di speranzosa memoria.

Si legge, per esempio, nella nota del ministero della Salute: “Si raccomanda la somministrazione delle quarte dosi con i vaccini bivalenti alle categorie a rischio”. Oppure: “Rimane raccomandata alle seguenti categorie di persone che hanno già ricevuto una seconda dose di richiamo con vaccino a mRNA monovalente, una volta trascorsi almeno 120 giorni dalla stessa o dall’ultima infezione”. Una posizione che quindi lascia la palla al singolo, posto il fatto che è quasi il 90 per cento la popolazione italiana ad aver deciso di somministrarsi il vaccino anti-Covid.

Insomma, la differenza è evidente. Da una parte, Speranza e compagnia, il modello da seguire rimaneva quello cinese; dall’altra, invece, per Meloni e governo pare che la linea sia quella del Regno Unito, tra i pochi Stati ad essere riuscito a conciliare minime limitazioni delle libertà con grande efficacia sanitaria, a livello di incremento dei posti letto e soprattutto a livello di vaccinazione.

Una politica che ha dato i suoi frutti anche sul lato dei numeri. La percentuale di vaccinati britannici, infatti, è grosso modo la stessa di quella italiana, ma con una differenza fondamentale: l’assenza di coercizione statale contro chi, con libertà, ha scelto legittimamente di non somministrarsi il siero. Caso che, in Italia, ha portato ad una vera e propria discriminazione tra sì vax e no vax.

Il governo Meloni, almeno in queste prime battute, ha deciso di seguire il modello del Regno Unito di Boris Johnson. Roberto Speranza pare rimanere ancora un lontano ricordo. Speriamo che, nelle prossime settimane, l’esecutivo continui sulla linea intrapresa.

Matteo Milanesi, 31 dicembre 2022