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La guerra in Ucraina

“Mediocre”, “caotico”, “imbarazzante”. Cosa diceva di Zelensky l’eroina ucraina

La direttrice del Kyiv Indipendent finisce sulla copertina del Time. Ma tre giorni prima dell’invasione criticò aspramente Zelensky

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Non poteva che essere così. Dopo la politicamente correttissima vittoria all’Eurovision Song Contest dell’Ucraina, in barba ad ogni buon senso musicale, adesso arriva la copertina di Time. Sulla prima pagina della prestigiosa rivista americana questa volta il volto è quello di Olga Rudenko, direttrice del Kyiv Indipendent, unico giornale in lingua inglese attivo in Ucraina e di fatto oracolo e fonte di informazioni sulla guerra per metà dei giornali mondiali. Di sicuro per quelli italiani.

La copertina se la sarà meritata, ovviamente. Dirigere un giornale a 33 anni con 14 giovani reporter in piena invasione russa non è mica cosa da niente. Dunque complimenti. Mentre la stampa tutta celebra le capacità e il coraggio di Olga, è curioso però andare a rileggersi quello che la giornalista scriveva di Volodymyr Zelensky tre giorni prima del via alla “operazione speciale” di Putin.

Già, perché l’articolo – pubblicato sul New York Times – raccontava uno Zelensky molto diverso da quello disegnato dai media occidentali dopo l’invasione. E spiegava come mai il percorso per vedere Kiev in Europa è, o dovrebbe essere, decisamente più lungo di quanto si voglia far credere.

Corruzione, oligarchi, promesse non mantenute. Rudenko lo chiamava “il comico diventato presidente“, ritrovatosi al potere forse senza aspettarsi tutto quello che gli è poi cascato addosso in pochi anni. Prima lo scandalo Trump e del figlio di Biden, poi la pandemia da Covid-19, infine l’invasione russa. Su quest’ultimo punto, per la direttrice del Kyiv Indipendent, almeno fino a tre giorni prima delle operazioni militari, Zelensky aveva mostrato ciò che era veramente: ovvero “un mediocre”. “Dopo quasi tre anni di carica – scriveva la giornalista – è chiaro quale sia il problema: Zelensky tende a trattare tutto come uno spettacolo. I gesti, per lui, sono più importanti delle conseguenze. Gli obiettivi strategici vengono sacrificati per benefici di breve termine. Le parole che usa non contano, purché siano divertenti. E quando le recensioni sono negative, smette di ascoltare e si circonda di fan”. Non proprio il ritratto di un eroe.

E pensare che tre anni fa tutto sembrava funzionare. Zelensky aveva aperto il mercato dei terreni agricoli, aveva ampliato i servizi digitali, aveva annunciato la costruzione di nuove strade. Poi però qualcosa si è rotto. Gli oligarchi sono ancora al loro posto. E la lotta alla corruzione “non ha fatto progressi”. “Secondo Trasparency International – scriveva Olga – l’Ucraina rimane il terzo paese più corrotto d’Europa, dopo Russia e Azerbaijan. Le forze di polizia anticorruzione sono state bloccate o gestite da uomini leali nominati dal presidente”.

Ecco perché “scandali e tolleranza verso la corruzione hanno scalfito la popolarità di Zelensky”. Il 62% degli ucraini non voleva che si candidasse di nuovo e se si fosse tenuta una lezione prima dell’invasione, il presidente avrebbe ottenuto “circa il 25% dei voti”. Il 5% in meno di quanto vinse. Il rapporto con la stampa non era poi dei migliori. “Lo spettacolo deve continuare, ovviamente – concludeva la giornalista – La crisi continua. Ma la performance del presidente – tesa, imbarazzante, spesso inappropriata – non aiuta”.

Oggi Rudenko, dopo averlo visto gestire la crisi internazionale, forse scriverebbe un articolo differente. Critico nei confronti di alcune scelte di Zelenskly, magari. Ma “in modo diverso”. Tuttavia, la grande reazione all’invasione da parte del presidente non cancella certo quello che era prima. E poi il lavoro del giornalista “non è quello di applaudire a questo o a quello”. Ecco: per caso Olga potrebbe spiegarlo per caso ai cronisti della sala stampa di Palazzo Chigi che ricoprirono di “clap clap” l’ingresso trionfale di Mario Draghi?