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Meloni, il delirio della banca svizzera: “Governo di postfascisti”

Dalla newsletter della Banca Migros una comunicazione critica nei confronti di FdI

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La Banca Migros, fondata nel 1958, è una delle dieci maggiori banche in Svizzera, controllata dall’omonimo Gruppo, leader della distribuzione con numerosi supermercati e punti vendita al dettaglio su tutto il territorio elvetico. Come ogni banca che si rispetti, anche la Migros invia periodiche newsletter ai suoi clienti, ordinate poi come “posts” in un blog, rigorosamente trilingue (tedesco, francese e italiano), come spesso avviene in Svizzera. La comunicazione del 23 settembre, firmata da un senior economist dell’istituto di credito, offriva un’analisi sulle allora imminenti elezioni italiane del 25 settembre. Sorprendentemente però, come segnalato da un attento lettore, il dovuto distacco e l’interpretazione economica si intrecciavano fin troppo spesso con critiche, condanne e facili ironie sulla politica italiana e in particolare su Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni.

Il post si apre con una domanda retorica al vetriolo: “Cominciamo con un quiz: in Italia il Parlamento e il governo vengono sempre eletti per una legislatura quinquennale. Quanti sono stati i governi del nostro vicino meridionale negli ultimi dieci anni? Due? […] In realtà sono stati sei”. Ahimè, l’alternanza dei governi e i loro relativi rimpasti, effettuati spesso contraddicendo gli esiti delle urne, è stato un innegabile dato di fatto ultimamente. Tuttavia l’evidenziare questo fenomeno sembra voler mettere il dito nella piaga ancor più del necessario oltre a delegittimare le elezioni, sminuendone i risultati. L’economista svizzero continua battendo su questo tasto, riuscendo a sbeffeggiare non solo il nostro Paese, ma anche l’Europa: “Forse in Italia e in Europa ci si è assuefatti a questo va e vieni a Palazzo Chigi – dalla fine della Seconda guerra mondiale sono stati ben 71 i governi che si sono avvicendati a Roma”. Da che pulpito viene la predica. Come si sa, infatti, la Svizzera si tiene orgogliosamente fuori dalla Ue, anche se, molto opportunisticamente, con gli accordi bilaterali, ne gode i benefici senza dover rispettare quelli che per molti Paesi membri sono spesso veri e propri oneri.

E poi la “bomba” nella continuazione dell’articolo: “Ma in vista delle prossime elezioni la situazione è particolarmente delicata: con Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, è molto probabile che alla guida del governo non sarà solo per la prima volta una donna, ma anche una personificazione del postfascismo. Il partito FdI affonda infatti le proprie radici nel Movimento Sociale Italiano, fondato nel 1992, che ha letteralmente fatto della sua bandiera la salvaguardia del patrimonio politico di Benito Mussolini”. Eccallà! Innanzitutto il Msi fu fondato ben prima del 1992 e della nascita di Giorgia Meloni stessa. Poi la transizione e l’evoluzione della Destra in Italia, dalla fine della Guerra ad oggi, hanno costituito un importante processo di affrancamento da possibili residui di fascismo, molto più di quanto venga raccontato dalla Banca Migros. Di mezzo c’è stata Alleanza Nazionale (fondata nel 1994) e poi, dal 2012 è sorto Fratelli d’Italia.

La Destra in Italia, intesa come partito conservatore, quindi, ha perso già da tempo ogni legame con il fascismo. Del resto, se FdI fosse un partito dall’anima fascista o neofascista o postfascista, lascerebbe veramente al suo comando una donna? AI tempi della dittatura mussoliniana, la visione della donna era piuttosto diversa: una figura che doveva essere sottomessa, prettamente madre e custode della famiglia, piuttosto che emancipata leader politica. L’articolista dice di non essere stupito “tenuto conto del rispetto di cui gode ancora il “Duce” dietro al braccio teso di alcuni gruppi della popolazione italiana”. Leggendo una frase del genere, anche un marziano che volesse visitare l’Italia, scapperebbe inorridito, nella paura di venir inseguito da diverse orde di squadristi ancora presenti nella nostra Penisola. Questi giudizi generici e addirittura estesi a “gruppi della popolazione Italiana” manifestano un vero e proprio pregiudizio sia verso i vincitori delle ultime elezioni sia verso il nostro Paese.

Il senior economist si dice addirittura irritato dalla retorica antieuropea con cui il centrodestra sembra riuscire a ottenere il favore dell’elettorato italiano. In particolare, viene ricordato l’ormai famoso “è finita la pacchia” menzionato dalla Meloni e citato a sproposito, come in questo caso, da quasi tutti i suoi detrattori. Il porre fine alla pacchia non è altro che il voler insistere sulla salvaguardia dei diritti dell’Italia, prima di quelli dell’Europa, come fanno praticamente tutti gli altri Paesi membri, senza porsi neanche troppe remore: quale Paese si immolerebbe davanti a richieste inadeguate della Ue, a svantaggio dei suoi stessi cittadini? Nessuno (nè tantomeno la Svizzera).

L’articolo insinua che gli interessi nazionali, sottolineati dalla Meloni, avrebbero come obiettivo principale quello di “garantire i circa 20 miliardi di euro trimestrali che saranno stanziati all’Italia dai fondi Ue Next Generation, che in realtà sarebbero vincolati a obblighi di ristrutturazione e riforma”. A leggerlo, sembra quasi che l’Italia cerchi di estorcere il recovery fund all’Europa in modo quasi subdolo senza rispettare le regole per ottenere il finanziamento.

L’articolo mette in dubbio la disponibilità alle riforme del possibile nuovo governo di centrodestra, menzionando le dichiarazioni di Berlusconi sulle pensioni minime da mille euro o la flat tax di Salvini o l’amnistia per gli evasori fiscali e il pensionamento anticipato. Manovre che avrebbero, secondo il blog della Banca Migros, un “retrogusto di tattica elettorale”. Secondo l’analisi, un’altra possibile causa di disastro dopo la vittoria del centrodestra riguarderebbe l’ulteriore crescita dello spread: “Se, in un’eventuale vittoria elettorale, Meloni e i suoi avversari dovessero mettersi, anche solo marginalmente, in rotta di collisione con l’Ue e la Bce, il premio di rischio sui titoli di Stato italiani aumenterebbe e i costi di rifinanziamento e debito andrebbero a pesare ancora di più sul bilancio italiano”.  “Dopotutto l’Italia è troppo importante e troppo legata all’Ue e all’eurozona per essere abbandonata al proprio destino” continua bonariamente l’articolo, facendoci passare ancora per sprovveduti e in balia della benevolenza e magnanimità europee.

Ed ecco una nuova frecciatina finale all’Europa: “Ne consegue una strana situazione in cui le istituzioni europee sostengono niente meno che un governo euroscettico”. Leggendo l’articolo, sembrerebbe che il sostegno all’Italia, malgrado il presunto (non vero) euroscetticismo della Meloni e dei suoi alleati, rischierebbe di far spaccare l’Europa, facendo innervosire soprattutto i Paesi dell’Europa settentrionale. Viene poi sottolineato come le elezioni italiane siano state un evento che è andato ben oltre i confini nazionali. Ce ne siamo accorti anche noi italiani, dopo il voto, con le varie “ingerenze” di vari leader di Paesi stranieri preoccupati per il nuovo centrodestra al potere.

Ed ecco, per concludere, ancora una bordata di anti-italianità nell’analisi della banca: “Ma se guardiamo alla storia, non è errato avere per lo meno un pizzico di serenità. Perché se ci sarà il 72° governo, molto probabilmente il 73° non sarà così lontano. Dalla Fondazione della Repubblica nel 1946, la durata media del governo italiano è stata inferiore a un anno”. La newsletter della Banca Migros ha dipinto un quadro allucinante (e allucinato) di un’Italia continuamente incapace di darsi un governo e, adesso che quasi ce l’ha, di centrodestra, sembra dire: si salvi chi può. Certi clamorosi luoghi comuni o ironie dovrebbero essere evitati, perché questi sì potrebbero allontanare investitori e capitali da un Paese (l’Italia), se viene dipinto dalla miopia di chi, pur maneggiando denaro nella ricca Svizzera, vorrebbe vederlo solo di un colore, il rosso.

Andrea Gebbia, 30 settembre 2022