in

Meloni non si preoccupi: in Italia non mancano i soldi

meloni debito pubblico(1)

Dimensioni testo

: - :

di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

Giorgia Meloni sembra parlare spesso con Mario Draghi che le spiega la situazione economica e il debito pubblico e ora sembra che per lei FI e la Lega, che vorrebbero ridurre tasse, stiano facendo proposte eccessive, perché se si deve governare, aumentando il deficit (come implicano le loro proposte) si rischia il default.

Sono passati circa trent’anni da quando, dopo l’uscita dell’Italia dall’Ecu (e relativa svalutazione della lira) intorno al 1992-1994 si parlava di debito pubblico eccessivo e rischio di default da evitare facendo austerità con Ciampi e Dini (e Draghi direttore del Tesoro). Sono passati venti anni da quando con Prodi in particolare si privatizzò di tutto, dall’Eni alle banche ad Autostrade perché appunto il debito pubblico era eccessivo. Sono passati undici anni da quando nel 2011 il governo di Berlusconi fu fatto fuori con un colpo di Stato dalla Bce e da Draghi che lo denunciò pubblicamente perché non faceva austerità, fermò gli acquisti di Btp e scatenò la speculazione sui Btp e sull’azienda di Berlusconi.

Ora a fare il premier potrebbe toccare a Meloni, all’unico partito che non ancora avuto quell’incarico, gli eredi lontani del MSI-Destra Nazionale. Ma sembra che sul debito pubblico sarà tutto come prima: guai a ridurre le tasse, perché altrimenti “rischiamo il default”.

Quindi, anche se cambia il governo, sarà ancora Draghi a governare con la sua agenda. Draghi però è dal 1992 che “istruisce” i politici, prima come direttore del Tesoro, poi a Bankitalia e Bce passando per Goldman Sachs in tutto quello che è successo, dalle privatizzazioni, ingresso nell’euro, finanziamento del deficit con Btp venduti all’estero invece che acquistati da Bankitalia. Salvo poi fare il contrario, farli comprare da Bankitalia stampando moneta quando l’euro stava per saltare e il Pd era tornato al governo.

A cosa servono le elezioni se continuiamo a cambiare partiti e premier e la ricetta finanziaria resta sempre la stessa da 30 anni?

Prima dell’era Ciampi, Dini, Draghi, Prodi però la ricetta era diversa: la Banca Centrale e le banche pubbliche finanziavano loro internamente il deficit pubblico, come fanno da 20 anni in Giappone e come fanno in pratica in Cina. A dire la verità, è anche quello che ha fatto la Bce di Draghi dal 2014 in particolare e poi in modo clamoroso negli ultimi 3 anni perché tutti i Btp emessi li ha comprati lei. Come? Creando denaro dal nulla, con il computer.

Avendo pubblicato in giro per anni dozzine di articoli sul tema “debito”, ricordiamo qui sinteticamente la verità che i personaggi del mondo della finanza dimenticano di dire ai nostri politici. Le Banche Centrali, e anche le Banche normali, creano denaro con il computer, dal niente, “out of thin air” come dicono in inglese. Viviamo in un sistema in cui tutto il denaro che circola viene creato in modo indipendente dai “risparmi”. Per una famiglia occorre incassare di più di quello che spende per avere poi soldi, per uno Stato no. Prima o poi dovrete ficcarvelo in testa.  

Le Banche Centrali, che sono enti pubblici, creano migliaia di miliardi a prescindere dai deficit o da qualunque altro vincolo. È solo una decisione politica loro. Ma anche le banche normali non devono aspettare che qualcuno abbia depositato ieri 100mila euro per poter fare oggi un mutuo da 100mila a qualcun altro. Prima del 2008 le banche espandevano il credito molto oltre i depositi, ma da dieci anni in Italia fanno il contrario e oggi Intesa e Unicredit, ad esempio, hanno ciascuna circa 1.000 miliardi di attivo e passivo a bilancio, ma solo circa 500 miliardi ciascuna di crediti a famiglia e imprese. Allo stesso tempo le banche sono bombate di depositi che remunerano a 0% con inflazione al 9% e dirottano circa 2mila mld di risparmi investiti in fondi, Gp e altri prodotti finanziari venduti ai loro clienti, tutti all’estero. Sì, perché gli italiani i loro circa 4.800 miliardi di ricchezza finanziaria o li tengono fermi nei c/c o li fanno circolare in fondi investiti in tutto il mondo. In pratica, gli italiani, senza saperlo, finanziano corporation e Stati di tutto il mondo, se si guarda a dove sono investiti i fondi, polizze, Gp e così via delle banche. Quest’anno però finora in media i fondi hanno perso dal 10 al 15%, sia obbligazionari che azionari.

Quindi, le banche sono bombate di soldi che non prestano e le famiglie hanno alcune migliaia di miliardi fermi in c/c a 0% con inflazione all’8% o in fondi per il 95% investiti all’estero (che perdono ora soldi).

Draghi ha dimenticato probabilmente di spiegare queste cose a Giorgia Meloni, ma è comprensibile, visto che è una situazione di cui è stato in 30 anni il principale responsabile.

Ma, appunto, come spiegato citando qualche numero sulle banche e risparmi degli italiani, siamo relativamente pieni di soldi. Mancano posti di lavoro pagati decentemente, manca il lavoro al Sud, manca la produzione di energia, visto che ora c’è la crisi energetica. Ma se parliamo di soldi nelle banche e delle banche sono l’unica cosa in cui, anche rispetto all’estero, saremmo a posto. L’idea del “default dell’Italia” a cui purtroppo anche Meloni ora accenna è quindi priva di fondamento.

Il governo italiano può far leva sulle banche e il risparmio delle famiglie che è assurdamente, di fatto, tramite i fondi, allocato all’estero. Specie ora che i mercati finanziari esteri fanno perdere soldi. Facciamo un esempio. Il Tesoro italiano potrebbe, ad esempio, offrire un conto corrente, con bancomat e bonifici, che paghi un 4% circa come i Btp ma che a differenza dei Btp non oscilla del -20% sui mercati (prima della scadenza). Questo conto è “debito senza scadenza” del Tesoro, quindi legalmente simile ad un Btp a 10 anni, ad esempio, solo che il Btp scade e va rifinanziato sui mercati dove si specula, e questo no. In questo modo il Tesoro può attirare centinaia di miliardi che oggi siedono nei c/c o in fondi e altri prodotti del risparmio gestito più costosi e soggetti a fluttuazioni e perdite. 

Questo modo alternativo di finanziarsi è stato spiegato per anni dal top economista monetario forse oggi in giro, John Cochrane a Chicago (ora Stanford) e, modestamente, da noi qui in Italia. Non piace al mondo della finanza ovviamente dove i Btp sono stati per 30 anni la vacca grassa da mungere, sia come cedole che come speculazione.

Il concetto di base è semplice: le Banche Centrali hanno creato migliaia di miliardi negli ultimi anni che hanno riversato sui mercati finanziari. I default sono quindi decisioni politiche, non finanziarie perché il denaro viene creato dal niente, se parliamo non di una famiglia ma di una nazione o della Ue. Come risultato però di queste politiche di “stampa moneta”, le banche e le famiglie, anche in Italia, hanno centinaia di miliardi, sono cioè piene di soldi. Ma questi soldi o sono fermi e inutilizzati (il contante che accumulano banche come Intesa o Unicredit, i conti correnti arrivati a 1.800 miliardi). Oppure sono investiti all’estero (gli investimenti delle banche e i circa 2mila miliardi di soldi messi nel risparmio gestito, che poi è investito in tutto il mondo).

Il problema non è il “default” di un paese come l’Italia dove banche e famiglie hanno miliardi che non usano (o investono all’estero). In Italia le tasse strangolano chi lavora, mancano posti di lavoro pagati decentemente e mancano investimenti. L’unica cosa che non mancano sono i soldi. Un governo che capisca un poco di banche e debito (ma che non sia in mano a banchieri…) può rimettere in circolo questi soldi per usi produttivi e al contempo ridurre le tasse.

Paolo Becchi e Giovanni Zibordi, 12 agosto 2022