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Meloni: “Referendum? Vado, ma non ritiro la scheda”. E la sinistra frigna

"È una delle opzioni", il parere del primo ministro. Ma l'opposizione ha già dato il via alle consuete sceneggiate

meloni Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Manca ormai meno di una settimana ai referendum tanto cari alla sinistra ed è arrivata anche la presa di posizione di Giorgia Meloni. Nessuna sorpresa da parte del premier, in linea con gli alleati. “Vado, ma non ritiro la scheda” il breve commento della leader del governo ai cronisti dopo la deposizione della corona d’alloro all’altare della patria da parte del capo dello Stato per la celebrazione della festa della Repubblica. La Meloni ha evidenziato che questa “è una delle opzioni”, scatenando la rabbia delle opposizioni.

Il timore di non fare scattare il quorum è palpabile e traspare dalle dichiarazioni degli esponenti di sinistra registrate in mattinata. “Meloni e tutta la sua maggioranza temono il voto” la certezza di Riccardo Magi, segretario di Più Europa e presidente del comitato promotore del quesito sulla cittadinanza. “La premier prende in giro gli italiani” è invece il j’accuse del dem Francesco Boccia, l’assistente civico di Elly Schlein, condiviso dall’alleato Nicola Fratoianni. Poteva mancare Angelo Bonelli? Macchè: “Mancava solo la presidente del Consiglio, e la lista dei sabotatori del referendum è completa: prima il presidente del Senato, poi i ministri, ora anche la premier”. Da casa M5s a lanciare l’assalto ci ha pensato direttamente il leader Giuseppe Conte: “Indigna ma non stupisce che Meloni non ritirerà la scheda e quindi non voterà al referendum dell’8 e 9 giugno in cui si sceglie se aumentare i diritti e le tutele dei lavoratori contro precarietà, incidenti sul lavoro, licenziamenti”.

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Insomma, la sinistra frigna ma non sorprende. Così come non sorprende l’improvviso vuoto di memoria sulle dichiarazioni passate di volti di spicco come Giorgio Napolitano. O ancora Marco Pannella, per citare i più conosciuti e soprattutto citati dall’opposizione. La legge è chiara e non ci sono grandi margini di interpretazione. La scelta del premier è dunque legittima: l’elettore che “rifiuta di ritirare tutte le schede”, come la Meloni, “non può essere considerato come votante e non deve quindi essere conteggiato tra i votanti della sezione”. È quanto si legge nelle “Istruzioni per le operazioni degli uffici di sezione” redatte dal Ministero dell’Interno in vista dei Referendum 2025.

“Pertanto, per un corretto computo del numero effettivo dei votanti per ciascun referendum, qualora il seggio abbia già ‘registratò l’elettore nella lista sezionale e/o nel registro per l’annotazione del numero di tessera, occorre provvedere, nei relativi riquadri e colonne di tali documenti, a una ulteriore annotazione (ad es., con la dicitura: ‘NON VOTANTE’)”, si legge ancora, e nello stesso paragrafo si precisa che “sulla tessera elettorale, il bollo della sezione non deve essere apposto (a meno che, ovviamente, non lo sia già stato)”. La guida redatta dal Ministero dell’Interno equipara all’astensione anche il caso in cui, “in caso di svolgimento contemporaneo di più referendum”, l’elettore “può astenersi dalla partecipazione al voto per uno o più di essi e quindi può legittimamente ritirare la scheda per alcuni referendum e rifiutarla per altri. Gli scrutatori prendono pertanto nota, sia nei riquadri stampati nel retro della pagina di copertina del registro, sia nella lista sezionale a fianco del nome dell’elettore, dei referendum cui il predetto non partecipa e per i quali non può quindi essere considerato come votante”. Con buona pace di chi grida al tradimento della democrazia.

Come anticipato, la scelta della Meloni è stata condivisa dal partito e dai suoi alleati. Nelle scorse ore anche il vicepremier Antonio Tajani ha ribadito: “Se andrò a votare? No. È previsto dalla Costituzione. Quando c’è un quorum, il non far scattare il quorum è un altro modo di votare. Lo hanno detto Napolitano, anche Marco Pannella”. A differenza del presidente del consiglio, non andrà al seggio. Ma la sostanza non cambia. Altro materiale per le sceneggiate della sinistra…

Franco Lodige, 2 giugno 2025

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