Esteri

Mengele in Svizzera: il dossier segreto che riapre una pagina inquietante della storia

Il dossier desecretato dal SIC riporta alla luce i contatti del criminale nazista con la Svizzera e una vicenda controversa che per decenni ha alimentato interrogativi sulla sua presenza nella Confederazione

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La parola “nazista“ viene continuamente reiterata a sproposito da chi vuole screditare un partito politico o mettere a tacere idee diverse dalle proprie senza avere argomenti migliori. I nazisti veri sono purtroppo esistiti, si sono macchiati dei peggiori crimini e spesso la loro storia ha coinvolto vari Paesi ed intrecci di eventi quasi grotteschi alla fine della seconda guerra mondiale.

Proprio oggi in Svizzera il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) ha reso pubblico il dossier Josef Mengele, conservato presso l’Archivio federale. La notizia è stata ufficialmente pubblicata sul portale del governo elvetico: „Visto l’eccezionale interesse pubblico e la quantità di domande pervenute, il SIC ha scelto una via diversa rispetto alla prassi di mostrare, a determinate condizioni, il dossier sul posto a singoli richiedenti. Esso pubblica il dossier sul proprio sito Internet. Laddove si applica la protezione legale delle fonti o sono coinvolti i dati personali di terzi, il margine di manovra finisce: tali dati vengono oscurati“.

Il dossier è scaricabile comodamente dal link seguente sotto forma di un corposo file pdf da 217 pagine fatte di informazioni provenienti da epoche lontane, articoli di giornale e varie foto d’epoca: https://www.vbs.admin.ch/it/publication?id=BIJDFSGry093

Come ricorda swissinfo.ch, Josef Mengele, nato nel 1911 è stato capo dei medici del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, conducendo esperimenti disumani, e spesso mortali, sui prigionieri. Considerato uno dei più efferati criminali nazisti, e soprannominato “Angelo della morte“, dopo la guerra riuscì a sfuggire al processo di Norimberga. Dopo aver assunto una falsa identità si imbarcò per l’Argentina e riuscì a far perdere le sue tracce fino alla morte, avvenuta in Brasile nel 1979 e scoperta solo nel 1985, grazie a un test del DNA“.

E perché proprio la neutrale Confederazione possiede tale dossier, secretato fino ad ieri? Secondo gli storici, Mengele avrebbe trascorso indisturbato le vacanze in Svizzera nel 1956 nella nota località sciistica di Hengelberg e addirittura visitato la moglie, che viveva a Kloten (dove sorge l’aeroporto di Zurigo) nel 1961. Mentre il primo viaggio sembra trovare riscontri, il secondo è stato confutato categoricamente dallo storico Christoph Mörgeli, già consigliere nazionale dell’Unione di Centro (o, in tedesco, SVP, Schweizerische Volkspartei, il partito svizzero populista e più a destra nello schieramento di governo). Mörgeli, come riporta il Corriere del Ticino, aveva criticato sul settimanale Weltwoche come non vera la tesi che Mengele si fosse trovato in Svizzera nel 1961. Lo storico, spulciando l’archivio di Stato a Zurigo, nel 1999, avrebbe trovato documenti decisivi a questo riguardo.

Martha Mengele, seconda moglie del criminale di guerra, avrebbe affittato un appartamento a Kloten nel 1959 per iscrivere il figlio ad una scuola privata svizzera. A causa del mandato di cattura internazionale sul marito, la polizia cantonale aveva sorvegliato la donna, perquisendo la posta, perfino la casa e pedinandola. Secondo Mörgeli, un corrispondente “esaltato“ del giornale scandalistico tedesco Bild avrebbe messo in giro la voce che Mengele fosse in Svizzera nel 1961. Ma in realtà il giornalista aveva osservato l’appartamento sbagliato, come venne anche confermato dalla polizia.

Martha Mengele venne addirittura obbligata a lasciare immediatamente la Confederazione il 24 aprile 1961 poiché moglie di un criminale di guerra. Secondo la ricostruzione di Mörgeli, il medico della SS viveva dal 1960 nella costante paura di venire rintracciato, rapito e giustiziato dai servizi segreti israeliani (come successe ad un altro criminale di guerra latitante, Adolf Eichmann). Quindi in quel periodo si rifugiò in Brasile fino alla sua morte e sicuramente non tornò in Europa.

Dunque a volte i mostri del passato ritornano. E forse è giusto così. La storia deve insegnarci i danni già successi, stimolandoci a non commetterne più di simili, specialmente in questi anni in cui il mondo è lacerato da varie guerre e atrocità che purtroppo non sembrano avere più fine.

Andrea Gebbia, 12 settembre 2026

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