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Messina Denaro, sminuire l’arresto umilia le vittime della mafia

La cattura del super latitante non è bastata ad evitare le critiche nei confronti delle forze dell’ordine

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Egregio direttore, caro Nicola,

da tempo siamo in una fase ove il vuoto culturale e ideologico ha svuotato di valore i contenuti di molte cose, inaridendo l’idea della rappresentanza politica e dell’etica della responsabilità di alcune figure, specie quelle che hanno ruoli pubblici nei diversi campi, ahimè, annoto che si cerca sempre di minare la credibilità delle nostre istituzioni, comprese quelle più delicate e complesse per le funzioni espletate, è il caso delle forze di polizia nazionali e dell’ordine giudiziario.

Ciò detto, in mancanza di una chiara identità culturale e, un rinnovato credo nelle istituzioni, sempre, non solo quando si sta al governo, uomini politici, giornalisti, scrittori e commentatori schierati, nel vivere male la crisi ideologica della loro storia politica e la perdita di credibilità e consenso sociale, si lasciano andare a voli pindarici privi di riscontri, come nel caso dell’arresto di Messina Denaro, avanzando riserve e dubbi tra il dire e il non dire, sulla capacità e professionalità di una operazione di polizia che ha avuto eco e plausi in tutto il mondo, in estrema sintesi screditando il lavoro delle istituzioni e di chi è preposto alla loro governance.

Una cultura imbevuta di ipocrisia, che in queste ore si sta manifestando plasticamente, attraverso commenti e giudizi settari e autoreferenziali, come tutti coloro i quali si sentono detentori della verità, attraverso il proprio impegno politico, giornalistico o intellettuale per il bene della comunità. Come se, solo quando ci sono loro o i propri amici al governo lo Stato funziona, diversamente non funziona e ci sono zone grigie, specie quando si parla di mafia, evidenzio che la gestione politica e mediatica della grave problematica, ha consentito ad alcuni brillanti percorsi di carriera in diversi campi. Il paese ha bisogno di crescere, rinnovarsi e svilupparsi senza alcuna forma di condizionamento mafioso, ma anche attraverso la legittima alternanza al governo nel rispetto del voto dei cittadini.

Emancipazione dal crimine, giustizia sociale e libertà, non sono esclusive o appannaggio di alcuni, perché la storia dimostra che non esiste la superiorità morale di nessuno, gli uomini sono uomini al di là dei colori. Come affermava l’indimenticabile giudice Falcone: “Le istituzioni sono sacre. Non vanno mai confuse con le persone”. Ragione per cui non vanno screditate inoculando in maniera subdola, il dubbio nella popolazione.

Ciò premesso, mi preme evidenziare e in via preliminare, condividere i contenuti dell’intervista resa dal ministro dell’Interno, il prefetto Piantedosi al Corriere della Sera e pubblicata mercoledì 12 a firma di Fiorenza Sarzanini, proprio perché ritengo un grave errore il tentativo di minimizzare e mettere in dubbio le professionalità, competenze e serietà, di investigatori e magistrati che hanno arrestato Matteo Messina Denaro, ricercato numero 1 nell’elenco dei criminali più pericolosi e, prima di lui, tutti gli altri pericolosissimi boss mafiosi e spietati killer latitanti. Come ho già avuto modo di affermare, la cattura dell’ultimo interprete della mafia stragista che negli anni Novanta, ha insanguinato l’Italia, devastato le nostre città e sfidato lo Stato e l’ordine democratico su cui regge il paese, è per tutti noi un successo dello Stato e dei suoi apparati di sicurezza, che perseguono da sempre i valori di legalità e giustizia su cui si fonda la nostra Repubblica .

Purtroppo, assistiamo con incredulità e indignazione a un dibattito pubblico strumentale e ipocrita, sia sul piano politico che mediatico, avendo la chiara sensazione che la dialettica in atto, a tratti, appare volta a sollecitare dubbi sulla credibilità delle istituzioni e cospirazionismo di matrice populista inconcludente. Tale modo di fare e pensare, oltre ad infangare il lavoro di onesti servitori dello Stato, umilia il sacrificio di quanti negli anni hanno perso la vita nella instancabile lotta contro le mafie e il terrorismo, cosi come per la cattura dei latitanti ricercati e arrestati, non solo sul territorio nazionale ma anche  all’estero.

Per cui, se e quando le indagini delle forze di polizia e magistratura, daranno riscontri precisi ad accuse generiche e generalizzate saremo i primi a chiederne conto, fino ad allora agli attori del dibattito di queste ore chiediamo rispetto per il lavoro di tutti i magistrati e gli investigatori delle forze di polizia che operano su un terreno delicato e pericoloso, che certamente, non può essere asservito a volgari logiche o interessi di parte.

Concludo ricordando un poeta e intellettuale come Pier Paolo Pasolini, fervente e convinto critico del potere che in uno dei suoi scritti più noti, affermava che bisogna avere cura delle istituzioni se si vuole davvero provare a cambiare il mondo: ”C’è qualcosa di cosi misterioso nelle istituzioni, unica forma di vita e semplice modello per l’umanità, che il mistero di un singolo, in confronto è nulla.”

Giuseppe Tiani, Segretario Generale del S.I.A.P. (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia)