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La corsa al voto

Mi sa che Letta ha sbagliato mestiere

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Come riportato dal sito online askanews.it, “il segretario del Pd rilancia la campagna dei manifesti rossi e neri”. Si tratta di una serie di manifesti chiaramente tendenziosi, attraverso i quali dividere il mondo tra cattivi, alias presunti neofascisti identificati con la solita destra brutta e sporca, e buoni, rappresentati dai democratici compagni che militano sotto le insegne della sinistra. A tutta prima, osservando tali manifesti, si ha la netta impressione che essi costituiscano l’estremo tentativo di ribaltare – o almeno di evitare uno storico cappotto – l’esito di una elezione che mai come d’ora era apparsa così scontato.

E che l’iniziativa sia mossa da un certo grado di disperazione politica è proprio confermato dal contenuto di alcuni di essi, nei quali è sempre presente il faccione di Enrico Letta con didascalie sottostanti assolutamente demenziali. Per citarne alcune, si chiede di scegliere agli elettori tra il nero “parmigiano sulla pasta al tonno” e il rosso “niente parmigiano al tonno sulla pasta”, tra il nero della “granita senza panna” e il rosso della “granita con panna sotto e sopra” e tra il nero della “pizza con l’ananas” e il rosso della “piadina con lo squacquerone”.

Dopodiché, avendo preparato il terreno con questa specie di gioco delle equivalenze in stile caciottaro, il leader dem passa ad argomenti politicamente sensibili. Si comincia con il nero di chi sta “con Putin” e il rosso di chi si schiera “con l’Europa”, si prosegue con il nero di chi difende “il lavoro sottopagato” e chi si batte  per “il salario minimo”, infine si raggiunge l’apoteosi della propaganda con il magnifico dualismo tra il nero dei “no vax” e il rosso speranza (nuova tinta creata in onore del ministro della Salute) di “scienza e vaccini”.

In quest’ultimo caso, così come sostengo sin dagli albori della nostra strampalata guerra al coronavirus, oltre alla citata e assai logora comunicazione manichea utilizzata usualmente dalla sinistra italiana, vi è il tentativo di capitalizzare sul piano elettorale la medesima strategia, spacciando una fallimentare strategia sanitaria per una colossale impresa di salvezza nazionale senza precedenti. Tutto questo, poi, viene completato con la vergognosa e più o meno sottintesa etichetta di novax agli avversari politici della destra.

Ora, al di là della obiettiva ridicolaggine della iniziativa in oggetto, stupisce che un politico navigato come il segretario del Pd non sappia che la funzione elettorale dei manifesti è da sempre assai limitata. Questi ultimi, in estrema sintesi, più che convincere qualcuno a votare per il proprio partito e/o schieramento, servono essenzialmente a ricordare la propria presenza alla base elettorale potenziale. Base elettorale potenziale che da tempo si è molto ristretta, relegando il Pd entro un range che oscilla a cavallo del 20%. E se Letta pensa realmente di incrementare i suoi consensi con la piadina allo squacquerone e l’invenzione di un fantomatico fascionovaxismo, deve aver proprio sbagliato mestiere.

Claudio Romiti, 12 settembre 2022