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Migranti, cosa nasconde l’indegno processo a Salvini

matteo salvini gregoretti

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Il processo che vede imputato a Catania il leader della Lega Matteo Salvini per “sequestro di persona” per il caso della nave Gregoretti dovrebbe, salvo sorprese (che in un Paese come l’Italia sono sempre da mettere in conto), chiudersi il 14 maggio (data della prossima udienza) nell’unico modo che sin dall’inizio suggerivano sia il buon senso sia, quel che più conta, le regole della democrazia e dello Stato di diritto. E cioè con il “non luogo a procedere” per l’ex ministro dell’Interno che aveva dato ordine di trattenere a bordo e non far sbarcare i migranti soccorsi in mare dalla nave della guardia costiera.

“Nessuno sequestro, decise tutto il governo”

L’esito sembra scontato perché, nonostante il parere contrario delle “parti civili” (quasi tutte organizzazioni della sinistra militante), è stato lo stesso pubblico ministero Andrea Bonomo a chiedere l’archiviazione. Egli ha sottolineato che era nelle prerogative del ministro, infatti, sospendere lo sbarco fino a quando il problema non si fosse risolto politicamente, nella fattispecie con la distribuzione a livello europeo dei nuovi arrivati; e che comunque Salvini non faceva che seguire la linea che era di tutto il governo. Elementi importanti per scagionare il leader della Lega, ma dal nostro punto di vista meno ancora di un altro che Bonomo ha sottolineato in uno “storico” passaggio della sua requisitoria: non spetta ai magistrati dire se una determinata scelta sia moralmente o politicamente giusta perché essi devono solo verificare se la legge sia stata rispettata (pur potendo avere ovviamente proprie opinioni ed anche esprimerle fuori dal tribunale).

Ora, è proprio questo sottile discrimine che separa uno Stato di diritto da uno che non lo è ed è illiberale. Ed è quello che in Italia, negli ultimi trent’anni, è spesso saltato. È evidente che esista un obbligo umanitario a soccorrere i deboli, cioè chi è in precarie condizioni di salute, o semplicemente un bambino; e di tenere nelle migliori condizioni possibili, nell’attesa della soluzione politica, coloro che sono momentaneamente trattenuti a bordo di una nave. E ciò, nel caso della Gregoretti e negli altri simili, è stato ovviamente sempre fatto. Ma per il resto è la politica a decidere, ed essa è insindacabile. Tanto più se la sua azione, come nel caso di Salvini, non è il capriccio di un despota, o di un aspirante tale, ma il portato (fosse pure aggressivo nella comunicazione) di un’opinione diffusa che si appella ai principi dell’etica della responsabilità (oltre che a quello etico-giuridico della difesa dei confini nazionali, fra l’altro attuato da tutti gli altri Stati, compreso quelli europei).

Caso Gregoretti, episodio indegno della nostra democrazia

Non dubito che, accanto a chi (in verità tanti) sul traffico dei migranti lucra, sia economicamente sia politicamente, ci siano fra gli “aperturisti senza se e senza ma” tante “anime belle” che vogliono che lo Stato agisca in un determinato modo per umanitarismo e buonismo. Ma esse non si rendono conto delle conseguenze, anche sulla vita degli stessi migranti, di una politica dell’“apertura” totale. L’etica della responsabilità, come ben sapeva Max Weber, non potrà mai eliminare il suo contraltare: l’etica della convinzione. Tuttavia, se si uscisse dalle proprie convinzioni non solo ci si renderebbe conto di ciò, ma anche di come Salvini non avesse voluto chiudere i porti per “cattivismo amorale”, come, d’altronde, la maggioranza degli italiani ha ben capito approvando le sue scelte e votandolo. Ma tant’è!

Quel che si vuole qui dire è che, per una volta tanto, bisogna dare un voto positivo alla magistratura che ha saputo fare autocritica, pur dando l’impressione con questo assurdo processo di essersela ancora una volta suonata e contata. Non solo. Essa ha anche dato uno schiaffo non indifferente e una lezione alla politica. Perché è stata essa stessa a riconoscerne la dignità e le prerogative di cui la politica si è più volte sbarazzata. Nella fattispecie, sono stati i politici di maggioranza del secondo governo Conte, e lo stesso ex premier, che, per motivi di bassa bottega politica, hanno risposto positivamente all’autorizzazione a procedere chiesta dal tribunale dei ministri di Catania e hanno mandato a processo il solo Salvini.

Credo che sia stato uno dei momenti più indignitosi e immorali della storia della nostra democrazia, di cui i protagonisti dovrebbero vergognarsi per sempre. E da solo già basterebbe a qualificare quello uscente come il peggiore governo dell’Italia repubblicana. La speranza è che anche la politica si riscatti e non cada più in futuro ad un livello così basso.

Corrado Ocone, 10 aprile 2021