Milano Quotidiano

Bad Bunny vs il nubifragio milanese: le voci dei “sopravvissuti” della Maura (e c’è anche una morale, forse)

Come hanno reagito i fan dell'artista portoricano al catastrofico temporale che ha spazzato via il concerto di sabato sera

(immagini da Instagram e TikTok)
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Nella serata di sabato 18 luglio l’Ippodromo Snai La Maura di Milano si è trasformato, nel giro di trenta minuti, da epicentro del reggaeton mondiale a set di un film catastrofico. Bad Bunny era salito sul palco da appena una manciata di canzoni quando il cielo della pianura padana ha deciso di fare il suo solito show estivo, decisamente non richiesto. Una tempesta improvvisa, una grandinata violenta e, nel giro di poco, l’annullamento definitivo di un evento da 80mila persone.

La narrazione classica vorrebbe il solito copione: rabbia social e polemiche isteriche. Che, va detto, non sono mancate. D’altronde, parliamo di un pubblico giovanissimo, spesso etichettato come impaziente. Eppure, la realtà a terra ha raccontato anche una storia diversa, fatta di pragmatismo e di una sorprendente capacità di accettare la forza maggiore. Certo, le premesse per il caos c’erano tutte. Chiunque sia mai stato a La Maura sa che è un’area tanto imponente quanto scomoda da abbandonare. Ritrovarsi bloccati lì in mezzo mentre cade il mondo potrebbe far innervosire chiunque. Tuttavia, la folla si è mossa con un autocontrollo tutt’altro che scontato.

Fidandosi delle prime comunicazioni, all’inizio i fan hanno cercato di non farsi prendere dalla frenesia. “Il concerto era iniziato prima della tempesta… appena ha iniziato a piovere la produzione ha detto che in 15 minuti sarebbe stata risolta”, ci racconta Martina, una giovane partecipante al concerto. Fino a quel momento, d’altronde, i segnali visivamente erano minimi: “Si vedeva un po’ un cielo grigio ma nulla di così forte, penso che nessuno si preoccupasse più di tanto”, aggiunge Arianna. Eppure, il cambio improvviso ha sollevato tra i fan qualche legittimo dubbio sulla tempistica della comunicazione. Arianna riflette proprio su questo: “Immagino che in realtà lo sapessero, ma che probabilmente per una questione economica legata a possibili perdite, volevano aspettare di averne la certezza”.

A ogni modo, quando la situazione è precipitata ed è stato dato l’ordine di abbandonare l’area, la risposta non è stata isterica. Chi si trovava nelle zone più calde ricorda che la folla ha iniziato a muoversi verso le uscite, nonostante l’assenza totale di ripari. Il pericolo era reale: sul prato cadevano chicchi vicini ai tre centimetri di diametro. “La grandine era grossa – conferma un’altra fan di Bad Bunny, Rebecca – ma la testa ce la siamo protetta perché le persone che avevano i teli tenevano sotto tutti. Il momento della tempesta ha creato un forte senso di comunità: delle ragazze ci hanno semplicemente inglobate nel loro spazio”.

Davanti all’emergenza, il culto dell’artista si è azzerato. “Il cantante non è più intervenuto, è intervenuta solo la produzione”, nota Martina. “In tutto ciò il cantante non so cos’abbia fatto… la mia unica preoccupazione era quella di evacuare in modo adeguato al fine di prevenire panico”, spiega Ian. Anche il deflusso verso l’esterno è stato rapido. Per Ian “è stata abbastanza semplice e nel giro di 5 minuti, massimo 10, eravamo fuori”, al netto di “piccoli battibecchi tra le persone perché magari, per uscire prima, spingevano gli altri”. Una volta fuori, la situazione si è normalizzata: “È stato un po’ difficoltoso la circolazione però alla fine siamo tornati tutti”, conclude Martina.

Il giorno dopo resta una chiara consapevolezza del limite: la natura ha avuto l’ultima parola, e questo basta. “È un evento di forza maggiore per il quale nessuno ha colpa”, taglia corto Martina. Una lucidità che Ian riassume perfettamente: “Oggi l’emozione che prevale è la tristezza… ma di sicuro c’è anche tanta felicità che non si siano verificati scenari peggiori”. C’è persino chi, come Rebecca, che aveva acquistato il biglietto last-minute al botteghino, trova un bilancio positivo nel paradosso: “Quei cinquanta minuti di concerto sono stati cinquanta minuti in più rispetto a quello che pensavano di vedere. Nel complesso il bilancio è positivo. E poi sono tornata a casa viva, quindi a posto così”.

La grandine ha spento la musica, ma ha anche dimostrato che questa generazione, davanti a un imprevisto vero, ogni tanto sa anche stare al mondo.

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