Commenti all'articolo “Così Milano rischia di diventare un club privato”: la città sempre più esclusiva spiegata da Elena Granata
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5 Commenti
marco
5 Ottobre 2026, 20:19 20:19
Sottoscrivo in pieno. Le chiusure per Vogue sono state scandalose, semplicemente quell’evento non andava fatto là. Il centro è dei cittadini, non di chi se lo arraffa cacciando tutti in cambio di un’elemosina per una biblioteca di quartiere. Milano non ha bisogno di questo e non lo merita.
Rizzi
5 Ottobre 2026, 18:25 18:25
La città è un club esclusivo anche in un altro senso: gli affitti sono talmente alti che solo i benestanti possono permettersi di risiedere (e di votare per le amministrative). Chi frequenta Milano da semplice lavoratore DEVE risiedere in altri comuni circostanti, e al momento del voto non ha nessuna voce in capitolo. Da qui la stabilità di un’amministrazione radical-chic.
maurizzzio
5 Ottobre 2026, 16:58 16:58
Sarebbe interessante conoscere quanti frequentano “prima e dopo” la biblioteca di Quarto Oggiaro
Nico
5 Ottobre 2026, 16:43 16:43
No, mi scusi, non si diventa milanese se si è molto ricchi. Una volta si veniva, affamati, e si imparava fino ad assorbire mentalità e dialetto. Oggi si arriva già con almeno un titolo di laurea e si pretende di insegnare pensando comunque che è meglio da dove si viene anche se lì non c’è lavoro. E non c’è voglia, né vero bisogno forse, di integrarsi.
Sottoscrivo in pieno. Le chiusure per Vogue sono state scandalose, semplicemente quell’evento non andava fatto là. Il centro è dei cittadini, non di chi se lo arraffa cacciando tutti in cambio di un’elemosina per una biblioteca di quartiere. Milano non ha bisogno di questo e non lo merita.
La città è un club esclusivo anche in un altro senso: gli affitti sono talmente alti che solo i benestanti possono permettersi di risiedere (e di votare per le amministrative). Chi frequenta Milano da semplice lavoratore DEVE risiedere in altri comuni circostanti, e al momento del voto non ha nessuna voce in capitolo. Da qui la stabilità di un’amministrazione radical-chic.
Sarebbe interessante conoscere quanti frequentano “prima e dopo” la biblioteca di Quarto Oggiaro
No, mi scusi, non si diventa milanese se si è molto ricchi. Una volta si veniva, affamati, e si imparava fino ad assorbire mentalità e dialetto. Oggi si arriva già con almeno un titolo di laurea e si pretende di insegnare pensando comunque che è meglio da dove si viene anche se lì non c’è lavoro. E non c’è voglia, né vero bisogno forse, di integrarsi.