E’ uscita la nuova puntata di “Frontale”, newsletter di Fabio Massa con riflessioni (su Milano e non solo), inside e racconti di quello che accade in città. Ci si può iscrivere qui: https://frontale.substack.com
Sfilate da sogno, eventi esclusivi, vip e ospiti internazionali. La scorsa settimana Milano ha mostrato il suo lato più glamour e scintillante sotto i riflettori della Fashion Week. Aggiungiamoci un indotto turistico stimato da Confcommercio in oltre 219 milioni di euro (LINK QUI) e una rara apparizione in città di Giorgia Meloni, giunta a Palazzo Reale per ribadire l’attenzione del governo per un settore oggi in affanno ma che resta uno dei simboli più riconoscibili del Made in Italy.
Ma la settimana della moda questa volta ha lasciato anche qualche spunto di riflessione più in profondità. Molto si è parlato ad esempio dell’evento Vogue World, per cui piazza Duomo e parte della Galleria Vittorio Emanuele sono state recintate e in parte sottratte alla normale fruizione dei cittadini. In cambio, il privato ha versato un canone milionario che Palazzo Marino destinerà alla riqualificazione della biblioteca civica di Quarto Oggiaro… un’operazione che ha inevitabilmente riacceso la polemica: fino a che punto è accettabile chiudere il centro per un grande evento, facendolo diventare il simbolo di una Milano che sembra sempre più correre a due velocità?
Ne abbiamo parlato con Elena Granata, docente di Analisi della città e del territorio e di Geografia urbana al Politecnico di Milano, già autrice di numerose pubblicazioni sul tema dello spazio pubblico e dell’accessibilità urbana (tra cui i saggi per Einaudi “Placemaker” e “La città è di tutti”) e da tempo voce critica sulle crescenti disuguaglianze e sui modelli di sviluppo della metropoli lombarda. Secondo Granata questo meccanismo di compensazione pubblico-privato che a prima vista appare virtuoso, nasconde invece un’insidia culturale profonda: “È difficile criticare un evento come quello di Vogue che prenota uno spazio pubblico con l’impegno poi di dare dei soldi alla periferia, perché sembra un atto di generosità”, premette la docente. “Ma qual è il punto? Le città non hanno bisogno in primis di generosità e filantropia, hanno bisogno di giustizia sociale”.
Il rischio, argomenta Granata, è scivolare in un meccanismo consolatorio: “O ci diamo dei criteri in base ai quali chi arriva in città restituisce qualcosa di quello che guadagna, oppure ci accontentiamo, in maniera un po’ meschina, del fatto che chi fa molti profitti usando lo spazio pubblico poi si senta anche buono perché ristruttura una biblioteca in periferia”.
La questione tocca chiaramente anche la politica, tanto più che le comunali si avvicinano: “Chi decide quanto deve dare? Chi decide dove e come investire? La ristrutturazione della biblioteca era la priorità? Dovrebbe deciderlo la politica o la comunità?”. In caso contrario, queste operazioni rischiano di ridursi a un mero “valore simbolico di branding per chi le fa”, senza un vero disegno organico sul futuro urbano. Il singolo episodio non è che stravolga più di tanto equilibri che restano instabili, ma “ci abitua a una visione della città feudale in cui il più ricco è anche così buono da dare dei soldi ai poveri. L’ha già fatto Chiara Ferragni e non è finita bene”.
Per Granata, Palazzo Marino non può limitarsi al ruolo di spettatore: “La politica non è un vigile urbano che concede spazi ai brand, ma chi deve negoziare tra i bisogni della comunità e l’offerta del privato”. Altrimenti, ammonisce provocatoriamente, “domani può venire Elon Musk, decidere che si affitta tutta Milano e pagarci il costo di una finanziaria”. La soluzione, secondo l’urbanista, starebbe nel riportare una parte delle decisioni nei quartieri e nei territori, coinvolgendo di più municipi, associazioni e realtà locali. “Ci vuole una politica diffusa sul territorio – avverte Granata – capace di fissare regole chiare e di stabilire quanto debba tornare alla città quando lo spazio pubblico viene utilizzato per iniziative private.
C’è poi il tema di chi, oggi, riesce davvero a permettersi Milano. Ed è sempre la moda ad aver offerto un nuovo spunto di confronto: proprio nei giorni della Fashion Week la top model Naomi Campbell ha annunciato la sua scelta di trasferirsi da Londra a Milano. Ne è nato un dibattito sui super-ricchi, la flat-tax, le presunte inequità che genera. L’eurodeputata Ilaria Salis ha parlato addirittura di una “sostituzione di classe” in atto in città.
Per Elena Granata, si sta rompendo un equilibrio che per molto tempo ha caratterizzato Milano: “La città diventa un club esclusivo, disponibile per chi ha grandi capitali, che non ha interesse ad avere sotto casa il piccolo commercio, i servizi, neppure la sanità pubblica perché ha quella privata, scaricando il costo della vita delle persone normali su altri territori”. Un processo che, secondo la docente, ormai ha snaturato Milano, facendo perdere alla città quella capacità di mescolare persone, redditi e provenienze diverse che per molto tempo l’ha caratterizzata e distinta. “È un tradimento molto profondo dello spirito di integrazione di Milano”, incalza. “Si veniva a Milano e si diventava milanesi in pochissimi mesi. Oggi diventi nuovo milanese solo se sei molto ricco”.
E il problema, sostiene Granata, non riguarda soltanto chi viene escluso. “In questo ci perdiamo tutti, compresi i ricchi”, avverte l’urbanista. “Una città per soli ricchi è una città molto insicura, molto violenta e molto intollerante”. Da qui anche la provocazione su Naomi Campbell: “Io non so se troverà un ambiente umano, caldo, non razzista. Forse vent’anni fa si sarebbe trovata meglio a Milano”.
La Fashion Week si è confermata come uno dei momenti in cui Milano mostra meglio ciò che sa fare: attirare persone, marchi, capitali e attenzione internazionale. Sarebbe abbastanza assurdo rimproverarglielo. La questione è semmai capire come distribuire meglio i vantaggi di questa capacità, senza che tra il centro che corre e il resto della città la distanza continui pericolosamente a dilatarsi.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).



