Quella che fino a pochi giorni fa sembrava solo una suggestione estemporanea o, per usare le parole del suo stesso autore, il bizzarro esito di “una seduta spiritica”, sta assumendo contorni sempre più nitidi nei corridoi del potere romano. L’ipotesi di elezioni politiche anticipate per il 9 e 10 maggio 2027, in concomitanza con le cruciali elezioni comunali di Roma, Milano, Torino e Napoli, sta smettendo di essere un tabù per trasformarsi in una concreta opzione strategica sul tavolo della maggioranza.
A sdoganare pubblicamente la data è stato Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, proprio durante la recente convention romana in cui ha sancito l’ingresso del suo nuovo movimento dei “Sindaci d’Italia” nella galassia del centrodestra. Una mossa che, al di là del folklore, risponde a una logica politica ferrea: sfruttare il fattore tempo e capitalizzare i frutti di una legge di bilancio strutturata per accontentare ogni singola anima della coalizione di governo.
I segnali contenuti nella manovra economica, d’altronde, parlano chiaro. Ogni partito ha incassato la propria bandiera da esibire agli elettori. Forza Italia celebra il taglio delle tasse per il ceto medio, con la rimodulazione delle aliquote Irpef che estende i benefici fino a 55 mila euro di reddito (un compromesso al ribasso rispetto ai 60 mila inizialmente richiesti, ma pur sempre rivendicabile come un successo identitario). La Lega risponde blindando la Flat Tax per i lavoratori autonomi fino a 100 mila euro di fatturato, un bacino elettorale storico e vitale per il Carroccio. I fondi per coprire queste misure arrivano in buona parte dai circa 5 miliardi di euro prelevati dai comparti bancario e assicurativo, un “sacrificio” che neutralizza sul nascere le polemiche delle opposizioni. A completare il quadro previdenziale si aggiunge l’introduzione di Quota 64 per l’accesso flessibile alle pensioni, un’ulteriore misura di forte impatto sociale.
L’architettura della manovra appare dunque come il perfetto trampolino di lancio per una campagna elettorale anticipata. L’obiettivo strategico di Palazzo Chigi sarebbe quello di prendere in contropiede il centrosinistra, tuttora alle prese con le faticose geometrie del “campo largo“, e di blindare il consenso prima che l’usura del potere o l’andamento altalenante dei sondaggi possano intaccare i rapporti di forza.
Fino a poco tempo fa, l’idea di interrompere la legislatura prima della scadenza naturale incontrava il netto rifiuto di Matteo Salvini e Antonio Tajani. Oggi lo scenario sta mutando. Sebbene i leader di Lega e Forza Italia preferirebbero idealmente una finestra autunnale, magari a novembre, l’ipotesi di maggio comincia ad accarezzare anche i loro piani. Le resistenze leghiste, in particolare, verrebbero superate a fronte del definitivo via libera all’attuazione della legge Calderoli sull’autonomia differenziata, o quantomeno con la garanzia blindata che le intese già avviate con le regioni trovino immediata ratifica all’inizio della nuova legislatura.
L’istituzione di un maxi Election Day nazionale servirebbe infine come formidabile effetto traino per i candidati sindaci del centrodestra nelle grandi metropoli. In città tradizionalmente difficili come Milano, Torino, Roma e Napoli, dove i tavoli della coalizione devono ancora sciogliere i nodi sui nomi dei candidati, la presenza del simbolo nazionale e dei leader nazionali sulle schede elettorali potrebbe ribaltare i pronostici locali. Nulla è ancora deciso, ma il dossier sulle elezioni anticipate a maggio è ufficialmente aperto e la maggioranza comincia a studiarne i dettagli.
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