La crisi abitativa, il recupero dell’edilizia pubblica e il futuro dell’housing sociale sono stati al centro del panel “Casa, c’è ancora un mercato per i diritti?”, organizzato nell’ambito della XXVIII edizione di Futuro Direzione Nord, la rassegna di convegni istituzionali promossa dalla Fondazione Stelline dal titolo “Prospettive in bilico”, svoltasi l’11 maggio nella sede di Assolombarda. A margine del suo intervento, Fabrizio Candoni, CEO di Wegreenit, ha affrontato il tema dell’efficientamento energetico degli edifici alla luce del nuovo piano casa, spiegando come gli interventi sul patrimonio immobiliare possano tradursi in un fattore concreto di coesione sociale. Al dibattito hanno partecipato Lucia Albano, sottosegretario al Mef; Emmanuel Conte, assessore al Bilancio, Demanio e Piano straordinario Casa del Comune di Milano; Alan Rizzi, presidente di Aler Milano; Luigi Borré, presidente di Near Spa Benefit; Filippo Catena, direttore Fondi Abitare e Rigenerazione CDP Real Asset; e Vincenzo Barbieri, presidente LUM Libera Unione Mutualistica.
Candoni (CEO Wegreenit): “L’efficienza energetica riguarda sia il contenitore del building che il contenuto”
Con la domanda su in che modo gli interventi di efficientamento energetico possano tradursi in un reale fattore di coesione sociale alla luce del nuovo piano casa, Candoni ha sottolineato che il tema riguarda sia l’edificio sia chi lo vive. “L’efficienza energetica riguarda sia il contenitore del building che il contenuto. Noi ovviamente come general contractor ci occupiamo del contenitore dell’edificio”.
Secondo Candoni, intervenire sugli edifici significa produrre effetti che vanno oltre la sola prestazione energetica. “Il contenuto ha tutto l’impatto sociale e la possibilità di portare anche con la rigenerazione immobiliare una rigenerazione urbana e una maggiore sicurezza”, ha dichiarato. Per il CEO di Wegreenit, quindi, l’efficientamento “ha un impatto sull’efficienza dell’edificio, ma anche sulla migliore qualità di vita del contenuto e quindi delle persone che lo abitano”.
“L’italia una grande obsolescenza del patrimonio immobiliare”
Candoni si è poi soffermato sullo stato degli immobili italiani rispetto agli standard europei, anche alla luce della direttiva Case green. “L’Italia, nel quadrante europeo sud, quindi Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia, condivide una grande obsolescenza del patrimonio immobiliare”, ha affermato. Una condizione diversa da quella dei Paesi del Nord Europa, “che hanno iniziato 20-30 anni fa a fare una rigenerazione immobiliare”. Il ritardo, secondo Candoni, rende evidente la quantità di lavoro ancora da fare. “La parte del Sud Europa ha certamente molto lavoro da fare”, ha spiegato. Guardando al caso italiano, il CEO di Wegreenit ha ricordato che “i numeri sono abbastanza ballerini”, ma ha indicato una stima significativa: “Si parla di 820mila condomini in classe G. Si tratta di un patrimonio obsolescente, spesso ammalorato, certamente energivoro, su cui si può intervenire”.
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