Sognava Modena, pensava a rendere “l’Italia un po’ migliore”. E voleva farlo domani. Sono questi i messaggi pubblicati sui social da Zakaria Ben Haddi, 21enne italiano di origine marocchina residente in Brianza, arrestato oggi e accusato dal pubblico ministero di Milano Alessandro Gobbis di terrorismo.
A carico del giovane ci sarebbe una “esaltazione del martirio”, messa nero su bianco lo scorso 30 maggio, che ha portato i pm a ritenere “concreta” la possibilità che Zakaria potesse davvero passare dalle parole ai fatti con una “azione violenta ed eclatante“. Sui suoi social, finiti sotto la lente della Digos, il 21enne scriveva: “Non incolparmi per quello che farò domani, perché sto facendo la cosa giusta”. E ancora: “Fratelli non c’è nulla, proprio nulla oggi che incuta timore nei cuori dei nemici di Allah come le operazioni di martirio”.
Tra i post che hanno allarmato gli investigatori ce n’era anche uno in cui faceva riferimento esplicito alla strage tentata da Salim El Koudri. Secondo gli investigatori, il giovane avrebbe diffuso online contenuti di propaganda jihadista, manifestando sostegno all’ideologia dello Stato Islamico e promuovendo messaggi riconducibili all’estremismo religioso. Le attività investigative sono partite dal monitoraggio dei suoi profili social, dove il ventunenne avrebbe pubblicato materiali considerati particolarmente allarmanti dagli inquirenti. Tra questi, riferimenti al martirio, esaltazioni della jihad e contenuti che avrebbero celebrato episodi di violenza terroristica avvenuti in Europa. Elementi che, secondo l’accusa, contribuirebbero a delineare un percorso di radicalizzazione progressiva maturato prevalentemente attraverso il web.
Gli investigatori ritengono che il giovane avesse sviluppato una forte adesione ai principi dell’estremismo islamista, alimentata dalla consultazione costante di materiale propagandistico diffuso sui canali riconducibili all’universo jihadista. Le analisi dei dispositivi elettronici sequestrati avrebbero inoltre consentito di ricostruire una rete di contatti e interazioni virtuali ritenute significative ai fini dell’inchiesta.
La misura è stata eseguita nelle scorse ore dagli agenti della Digos. Il ventunenne è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria, mentre proseguono gli approfondimenti investigativi per verificare eventuali ulteriori collegamenti e chiarire il livello effettivo della sua attività all’interno degli ambienti estremisti monitorati dagli investigatori. La Digos ha sequestrato lo smartphone del ragazzo e dentro, scrive Adnkronos, vi avrebbero trovato “copioso materiale di propaganda pro Isis”. Vista la presenza di un biglietto aereo per il Marocco del 9 giugno, il pm ha ritenuto concreta la possibilità di fuga.
Il diretto interessato si è però difeso di fronte al Gip Rossana Mondiardo, sostenendo di non essere affiliato ad “alcuna organizzazione” e ribadendo che il materiale divulgato inline fosse solo “a scopo documentativo“. Una spiegazione che però non ha convinto il pubblico ministero che ne ha disposto il fermo. “Se già particolarmente preoccupanti appaiono le incessanti pubblicazioni di contenuti di propaganda dello Stato Islamico e di video che inneggiano al martirio contro i cristiani e, più in generale, contro il mondo Occidentale”, scrive il pm, bisogna considerare anche “l’esplicito richiamo al grave episodio” di Modena che “non può non essere letto prescindendo dal restante contesto marcatamente radicale ed apologetico di azioni d’analogo tenore”.
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Immagine di repertorio


