C’è una grande preoccupazione, a Milano e dintorni. Anzi, due. La prima riguarda il gas: ne avremo abbastanza per scaldarci il prossimo inverno? Possiamo, almeno per ora, fugare il timore. Lo ha detto lunedì 11 maggio intervenendo a Futuro Direzione Nord il ministro dell’Energia, Gilberto Pichetto Fratin. In pratica, grazie al fatto che a marzo ha fatto caldo, è stato possibile pompare gas nei serbatoi delle nostre riserve strategiche. Tradotto: siamo a posto. Poi vabbè, Carlo Calenda ha detto che non è vero, ma questo è un altro discorso.
La seconda preoccupazione riguarda gli aerei, questa estate. Anche su questo, secondo il ministro, c’è poco da preoccuparsi: alla fine il cherosene per i voli si troverà. Anche perché, ha ricordato, tra i maggiori raffinatori al mondo ci siamo proprio noi, popolo italico. Con una precisazione non secondaria: non possiamo mica tenercelo tutto, questo cherosene. Dobbiamo metterlo sul mercato.
L’Italia raffina, ma non decide tutto
A quel punto viene naturale una curiosità: ma davvero siamo tra i maggiori produttori al mondo? Facendo una ricerca, la risposta è sì. Siamo tra i maggiori produttori a livello europeo e, di conseguenza, in una posizione rilevante anche a livello mondiale.
Certo, per volumi Stati Uniti, area del Golfo e altri grandi player ci superano di molto. Però, per essere in Europa, siamo tra i più grandi. Del resto il cherosene si raffina insieme al resto del greggio e l’Italia conta 11 impianti operativi. In Lombardia ce n’è uno solo: Sannazzaro de’ Burgondi, in provincia di Pavia.
Ed è un impianto molto grosso: può raffinare 10 milioni di tonnellate all’anno, sulle 87,5 che può processare l’intero sistema italiano. “Italiano”, poi, fino a un certo punto: di italiano resta soprattutto la collocazione geografica, perché dopo la vendita della Saras quasi l’80 per cento della capacità di raffinazione nazionale è ormai sotto controllo estero.
Intanto le tariffe aeree stanno scendendo
A margine, ho letto un interessante articolo di Leonard Berberi sul Corriere che segnala un altro elemento da tenere d’occhio: “Dietro le quinte, in particolare i vettori a basso costo, hanno iniziato ad abbassare sensibilmente le tariffe, anche nel periodo di picco. Con il costo su alcune tratte crollato del 71% rispetto a chi ha prenotato un paio di mesi fa”
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


