Milano Quotidiano

Giovani pianiste illuminano l’autunno milanese: le inaugurazioni della stagione sinfonica 2026-27

Martina Meola, Sophia Liu, Alexandra Dovgan: tre giovani pianiste protagoniste dei concerti inaugurali in Conservatorio, al Dal Verme e all'Auditorium

Nella foto della Fondazione I Pomeriggi Musicali: Sophia Liu

Su Milano Quotidiano le recensioni e le cronache di Francesco Bogliari, giornalista, appassionato melomane e autore di “Piccole cronache musicali”. Uno sguardo libero, ironico e spesso controcorrente agli eventi musicali. Dalla lirica alla sinfonica, senza accademismi né reverenze, mescolando memoria personale, gusto per il racconto e giudizi affilati.

Chissà se Società dei Concerti, Pomeriggi Musicali e Orchestra Sinfonica di Milano si sono messi d’accordo. Fatto sta che la scorsa settimana l’inaugurazione della stagione 2026-27 delle tre istituzioni musicali milanesi è stata speculare: non solo la messa in programma di tre popolarissimi concerti per pianoforte e orchestra (anzi due, perché il 2^ di Chopin è stato proposto sia al Conservatorio sia al Dal Verme) ma ad eseguirli sono state chiamate tre giovanissime pianiste: Martina Meola, milanese,13 anni, al Conservatorio con Diego Ceretta alla guida dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai; Sophia Liu, canadese di origini cinesi, 18 anni, al Dal Verme sotto la bacchetta di Pietari Inkinen; Alexandra Dovgan, russa, 20 anni, con Emmanuel Tjeknavorian sul podio dell’Auditorium nel 1^ di Ciajkovskij.

Il vostro cronista ha potuto essere presente solo al concerto inaugurale dei Pomeriggi Musicali, quello con Inkinen e Liu, concerto eccellente, come – a quanto si è letto su giornali e social –  sono stati gli altri due. Quindi un inizio promettente per la stagione che si concluderà il prossimo giugno, con un’offerta ricchissima in qualità e quantità che conferma Milano come una delle principali piazze europee per la musica sinfonica, anche considerando la presenza di Scala e Filarmonica (per non parlare della cameristica: Quartetto, Serate Musicali, Milano Classica).

La 18enne Liu al Dal Verme

Parliamo quindi del concerto del Dal Verme: Sophia Liu proprio sabato compiva 18 anni e alla fine del mirabolante bis che ne ha esaltato il virtuosismo – la trascrizione di un valzer di Johann Strauss – l’orchestra l’ha omaggiata con un inaspettato e affettuoso “Tanti auguri a te”. La giovane canadese, che arriva sui palcoscenici internazionali con l’imprimatur di Martha Argerich, incanta per la padronanza tecnica ma anche – e qui deve ringraziare oltre che se stessa il direttore finlandese Pietari Inkinen, – per non avere mai oltrepassato la soglia della svenevolezza: lirismo contenuto, controllato, senza cadute nel sentimentalismo da salotto che spesso caratterizza l’interpretazione di questo concerto chopiniano. Orchestra fluida, morbida, discreta nell’accompagnare lo strumento solista che è il protagonista assoluto dell’opera. Un momento di altissima poesia l’abbiamo vissuto quando, verso la fine del secondo movimento (“larghetto”), il pianoforte ha intrecciato un sublime, intimo, sommesso dialogo con il fagotto (qui bisogna dire bravo a Lorenzo Lumachi).

L’orchestra dei Pomeriggi Musicali ha mostrato tutta la sua maturità eseguendo nella seconda parte la 1^ sinfonia di Brahms: opera densa, una scrittura che esalta gli strumenti scuri (contrabbassi, violoncelli, corni, fagotti, clarinetti, tromboni) in costante contrasto cromatico con quelli chiari (violini, viole, flauti, oboi) che sotto la mano di Inkinen hanno saputo trovare la giusta trasparenza; una dinamica serrata e un respiro profondo innervati dall’inizio alla fine dai timpani (e qui diciamo bravo a Diego Guaglianone). Anche in Brahms ci sono stati momenti di altissima poesia, come gli interventi solistici dell’oboe (l’eccellente Francesco Quaranta) nella parte iniziale del 3^ movimento (“Un poco allegretto e grazioso”) e la conclusione con la severa e insieme trascinante melodia del finale (“allegro non troppo, ma con brio”) in cui l’orchestra milanese ha mostrato profondità, densità e colori “nordici” che sarebbero stati apprezzati a Kiel, ad Amburgo, a Lubecca, a Rostok, a Travemünde.

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