Milano Quotidiano

La donna che ci insegna che cosa vuol dire manifestare

Dalle vetrine devastate durante il corteo alla manifestante che affronta i vandali a volto scoperto: la protesta pacifica oscurata da chi sceglie la violenza

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Partiamo da un presupposto. Per i ladri serve che le prendano e poi li prendano. E’ inaccettabile che abbiano devastato le vetrine. Matteo Pucciarelli su Facebook ha scritto un simpatico peana per i vetri infranti:

Matteo Pucciarelli commento
Chiedo scusa? Alt, cerchiamo di capirci: la prima sua responsabilità è il benessere e la salute delle sue commesse. E se le sue commesse rischiano la vita per le violenze in piazza e per questo decidono di non far entrare nessuno, non bisogna chiedere scusa.

Ma veniamo al video che mi ha aperto il cuore

E’ di una persona alla quale non mi unisce nulla. Non mi unisce la volontà di manifestare per la Palestina, non mi unisce quella kefiah portata al collo, non mi unisce nulla – a livello ideologico. Ma la sento mia sorella perché come lei io penso che ci debba essere il diritto di manifestare pacificamente. Perché come lei comprendo che le violenze rischiano di far scivolare via il contenuto della sua manifestazione. Perché come lei ho paura che i diritti saranno gettati nello sciacquone non “dai fascisti al governo” (cazzata) ma dai veri fascisti che hanno assaltato le vetrine e poi si sono fatti i video inneggiando ai vandali d’Oltralpe. Lei si dispera, combatte, a volto scoperto. E due stronze (non c’è altro modo di definirle) le gettano pure addosso la spazzatura. Lei, che proporrei per l’Ambrogino per il coraggio dimostrato, non si è nascosta dietro la scusa che se non spacchi qualcosa non ti notano, non si è nascosta dietro un passamontagna. Lei è stato più di tutti il volto della protesta pacifica, che è quella che cambia le cose e non le fa tornare viceversa indietro.

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