La burocrazia frena il motore produttivo d’Italia? A Milano e in tutta la Lombardia la risposta è un sì collettivo, e la prossima Legge di Bilancio 2027 sembra pronta a dare un segnale forte. Secondo quanto filtra dai tavoli politici romani e dalle anticipazioni raccolte da Milano Quotidiano, il governo guidato da Giorgia Meloni – spinto con decisione soprattutto dalla Lega – si appresta a inserire in manovra l’estensione del modello delle Zone Economiche Speciali (Zes) a tutto il territorio nazionale, includendo dunque il Nord e anche la Lombardia.
Ma occorre fare subito chiarezza per non alimentare illusioni tra le imprese del territorio. Non si tratterà del medesimo strumento attivo nel Mezzogiorno (e allargato progressivamente a Marche e Umbria). Al Sud la Zes è sinonimo di pesanti incentivi fiscali e crediti d’imposta, un pacchetto da miliardi di euro che richiede coperture finanziarie imponenti – risorse che l’esecutivo, stretto tra i vincoli di bilancio e il debito pubblico – oggi non ha assolutamente a disposizione, visto che la stessa premier ha rilanciato il taglio dell’aliquota IRPEF per i lavoratori dipendenti fino a 60mila euro lordi annui al 33% e la stessa Lega insiste per alzare a 100mila euro la flat tax al 15% sulle partite IVA.
Per la Lombardia e le regioni settentrionali prende invece forma una vera e propria Zes “Light”. Niente pioggia di milioni o sconti diretti in busta paga e tasse, ma un’accelerazione decisa sul versante amministrativo.
Cosa cambierà concretamente per artigiani, commercianti e piccoli imprenditori lombardi? Il pacchetto in arrivo punta a replicare il sistema dello sportello unico digitale e dell’autorizzazione unica, tagliando i tempi morti dei procedimenti, eliminando i rimpalli tra enti locali e ministeri e offrendo corsie preferenziali per certificazioni e permessi. Meno sportelli a cui bussare, quindi, e meno carta bollata, anche se il portafoglio dello Stato resterà chiuso sul fronte dei contributi economici diretti.
Una svolta che, pur priva della stampella del denaro pubblico, il governo si augura che venga salutata con favore dal tessuto economico milanese e lombardo: perché in una regione che viaggia a ritmi europei, a volte il vero incentivo non è un sussidio, ma la certezza di poter aprire un capannone o ristrutturare un impianto in poche settimane anziché in anni.
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