Una corsa serale nel verde, la musica nelle cuffie e un sentiero apparentemente tranquillo. Poi la presenza di uno sconosciuto alle spalle, l’avvicinamento e l’aggressione. È il drammatico racconto della runner di 39 anni assalita il 4 luglio al Parco delle Cave, nella periferia occidentale di Milano.
Come riferisce il quotidiano Il Giorno, la donna è riuscita a sottrarsi all’uomo mordendogli un dito e a raggiungere una ragazza che passeggiava con il cane, alla quale ha chiesto aiuto mentre era ancora sotto choc. Le indagini hanno portato all’arresto di Mohamed Abdelkader, cittadino egiziano di 25 anni, regolare sul territorio italiano e impiegato come operaio.
L’uomo alle spalle e quell’avvicinamento sempre più insistente
La trentanovenne era entrata nel parco da via Broggini poco dopo le 19 e stava correndo in direzione della Cava Aurora. Nonostante la presenza di famiglie e frequentatori in altre zone dell’area verde, in quel tratto del percorso non c’era nessuno.
A un certo punto la donna si è accorta di essere seguita. Inizialmente avrebbe pensato che lo sconosciuto volesse chiederle un’indicazione: gli aveva quindi indicato una strada diversa dalla propria, nella speranza che si allontanasse. L’uomo, però, avrebbe continuato ad avvicinarsi.
La runner aveva ancora le cuffie e non riusciva a comprendere cosa le stesse dicendo. Quando lo sconosciuto le si è accostato, ha prima pensato a un tentativo di rapina e gli ha offerto spontaneamente il telefono. Ma l’obiettivo dell’aggressore non sarebbe stato il cellulare.
L’uomo l’avrebbe improvvisamente assalita, scaraventandola a terra immobilizzandola con il proprio corpo.
“Mi stringeva mento e naso”: il morso che le ha permesso di liberarsi
Nel racconto fornito alla polizia, la donna ha spiegato che l’aggressore sarebbe riuscito a introdurre una mano sotto i leggings e la biancheria intima. Contemporaneamente le avrebbe coperto la bocca, stringendole anche il mento e il naso per impedirle di gridare. “Il mio grido veniva soffocato”, ha raccontato la trentanovenne agli investigatori, descrivendo la forza con cui l’uomo la teneva bloccata a terra. La vittima è riuscita a reagire mordendogli a lungo un dito. Un gesto che avrebbe costretto l’uomo ad allentare la presa, consentendole di liberarsi. Il venticinquenne si sarebbe quindi dato alla fuga, cercando di nascondere il volto con una maglietta marrone sollevata sopra la testa.
La donna è scappata nella direzione opposta fino a incontrare una ragazza con un cane. L’ha abbracciata e ha iniziato a piangere. Da lì è partita la chiamata al 112. Sul posto sono intervenuti i soccorritori e gli agenti della Volante dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico. La trentanovenne è stata successivamente accompagnata al Policlinico.
Il particolare decisivo sul sopracciglio
Subito dopo l’aggressione, la vittima ha fornito una descrizione dell’uomo e dei suoi abiti, indicando in particolare una canottiera azzurra. Ha inoltre ricordato un elemento distintivo: un taglio sul sopracciglio, particolare che avrebbe poi permesso un riconoscimento senza esitazioni. Le immagini delle telecamere installate nel parco hanno ripreso l’indagato mentre si allontanava con il viso coperto dalla maglietta. In altre registrazioni, però, il suo volto sarebbe risultato chiaramente visibile. Anche l’abbigliamento immortalato nei filmati corrispondeva a quello descritto dalla donna. Un ulteriore elemento sarebbe arrivato dall’analisi del telefono del venticinquenne: la sera dell’aggressione il dispositivo avrebbe agganciato una cella telefonica nella zona di via Forze Armate.
Gli investigatori della quarta sezione della Squadra Mobile di Milano, diretta da Alfonso Iadevaia e Lucia Vitali, hanno rintracciato l’uomo nella zona di San Siro. Nei suoi confronti è stata eseguita l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla giudice per le indagini preliminari Nora Lisa Passoni.
Il venticinquenne è accusato di violenza sessuale. Nel provvedimento cautelare, secondo quanto riportato, la giudice sottolinea “l’indubbia gravità dei fatti” e una capacità di autocontrollo dell’indagato ritenuta particolarmente carente. Abdelkader si trova ora in carcere, mentre il procedimento giudiziario dovrà ora accertare definitivamente le sue responsabilità.
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