Milano Quotidiano

Grande Milano, l’importanza di ascoltare Carlo Tognoli

Le lezioni dimenticate di un gigante della politica milanese, dall'urbanistica alla necessità di pensare ad una area urbana vasta e policentrica

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Venerdì scorso sono andato ad ascoltare il lancio della candidatura di Pierfrancesco Majorino. Sala stracolma, fuori circa 300 persone. Alla fine gli organizzatori diranno mille. Conta poco: di gente ce ne era davvero tanta, quindi buona la prima per “Majo”.. Quello che mi è piaciuto tantissimo è stato il richiamo a un gigante della politica cittadina come Carlo Tognoli.

 

Scriveva Tognoli, a proposito di urbanistica: “Nella Milano che andava trasformandosi da industriale a post-industriale, una errata impostazione ideologica stava per sostituire un aggiornamento della pianificazione urbanistica che avrebbe dovuto basarsi su proiezioni non astratte delle modificazioni economiche, sociali e demografiche in atto”. Proiezioni non astratte. Segnarselo: amministrare non è un atto ideologico.

Un altro passaggio decisivo. “L’ampliamento della rete della MM sarebbe stato un segno dell’iniziativa socialista. Una parte del PCI (e del sindacato) era però poco favorevole (per non dire contraria) a investire nella MM per non sottrarre risorse alle spese sociali e preferiva il potenziamento delle linee di superficie”.

E ancora, il passaggio che ritengo più importante: “Per raccogliere la «sfida» della globalizzazione a Milano si deve adottare una politica in grado di fare la storia di una popolazione che coincide quasi con la regione Lombardia. Un’area urbana «policentrica», che va da Milano a Varese, Como, Lecco, Bergamo, Cremona, Lodi, Pavia, città che hanno la loro identità economica, sociale, culturale – sedimentata – ma convivono e si integrano. Questa è la «grande Milano» che c’è, ma pochi la percepiscono. Questo è uno dei temi sui quali da tempo insistiamo, affinché il capoluogo lombardo mantenga il suo ruolo di «altra capitale» in Italia e sia in grado di competere nuovamente (come accadeva durante l’era industriale) a livello continentale e mondiale”. Capito? Grande Milano. Una Milano grande come una Regione in prospettiva, sicuramente come il cuore e tutto l’hinterland. 

 

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