Milano Quotidiano

L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è Youssef martire in carcere

Rifiutare la detenzione preventiva per motivi ideologici non significa santificare nessuno: la galera per opinione crea solo falsi miti, mentre la giustizia si perde tra fughe di notizie

Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Vorrei dirlo chiaro e tondo: per me Youssef dovrebbe stare fuori dal carcere. Non mi interessa che una persona stia dietro le sbarre. Non sono d’accordo che alcuno finisca in gattabuia per delle idee, anche le più aberranti. Questo però vale per tutti, segnatevelo. Provoco: vale per Youssef, vale anche per i nazi (che mi fanno vomitare). Il garantismo vale per tutti, ma soprattutto per quelli che ci stanno sulle palle. Ma soprattutto Youssef non deve stare in carcere perché si rischia di farne un martire. Vedo giornali che hanno fatto del giustizialismo il loro mantra, uno schifoso impasto di voci, veline della Procura e ideologia, che già iniziano a farne una campagna agiografica, di uno che voleva usare le piazze disgraziate di violenti all’assalto dei negozi per “far cadere il governo”. Ognuno può pensarla come vuole: Youssef potrà non essere il capo delle nuove BR (io seguii l’inchiesta molti anni fa: dicevano le stesse cose di questo tizio con la differenza che avevano comprato qualche pistola, se non erro. E che non avevano l’arma dei social). Ma sicuramente è uno dalle idee pericolose. Dire che non deve stare in carcere non vuol dire che oggi è un prigioniero politico. E non vuol dire che le sue idee siano anche solo lontanamente accettabili in un Paese democratico. Ma niente: ogni volta si ripropone lo stesso schema come i cani di Pavlov. Lo stesso schifoso schema che ha salvato Ilaria Salis: se bisogna salvarlo allora bisogna necessariamente santificarlo.

Ma da quando le ordinanze si leggono nei gruppi WhatsApp?

C’è poi un altro piccolo particolare: le carte del fermo ce le hanno ormai anche le casalinghe. Anche il portinaio sotto casa un giorno mi fermerà e mi dirà che ha letto l’ordinanza di tizio e di caio. Ma che cazzo di sistema è lo si può sapere? Ma che roba è? E il bello è che ormai lo diciamo apertamente: ho letto le carte e dunque bla bla bla. Lo dicono tutti perché queste carte girano tranquillamente sui whatsapp di mezzo mondo. E passi per i giornalisti, che da sempre hanno fonti e che quando ricevono una informazione hanno il dovere, oltre che il diritto, di usarla. Il problema è chi gliela passa. E’ sempre stato quello il problema. Con effetti evidenti: la mostrificazione del politico di turno (generalmente di Forza Italia) e la santificazione di altri. Dove è finita quella legge che dovrebbe impedire proprio il passaggio di atti riservati? Ho una modesta proposta: una task force della Procura di Brescia per capire chi, all’interno della Procura di Milano, continua in questa barbarie.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Segui nicolaporro.it su Google CLICCA QUI