Tommaso Goisis definisce la sua candidatura a sindaco di Milano un “progetto collettivo”. E, almeno nelle intenzioni, vuole che resti tale anche il percorso verso le primarie del centrosinistra. Trentasei anni, esperto di politiche pubbliche, urbane e di digitalizzazione, Goisis ha alle spalle esperienze negli staff di Palazzo Marino, nel settore privato, alla Presidenza del Consiglio e soprattutto nell’attivismo civico con “Sai che puoi?”, l’associazione progressista che ha contribuito a fondare nel 2021.
Il suo è un percorso tenuto insieme da una convinzione: “Da vent’anni agisco collettivamente per migliorare la città dove sono nato e cresciuto. L’ho fatto nel sociale, dentro le istituzioni e con l’attivismo civico”. Ora, spiega, è arrivato il momento dell’impegno politico: “A 36 anni, con i problemi e le opportunità che Milano ha davanti, ho pensato che fosse arrivato il tempo. E con me lo pensano già oltre 500 persone”. Tra i passaggi che hanno maturato questa scelta, Goisis indica la privatizzazione del Lido di Milano nel 2019, simbolo a suo giudizio di una città che rischia di perdere i propri luoghi popolari: “Era uno spazio che permetteva a 50mila persone ogni estate di trovare refrigerio dal caldo a pochi euro, ora diventerà una spa esclusiva per pochi”. Nell’intervista a Milano Quotidiano parla anche di sicurezza stradale, trasporto pubblico, crisi abitativa e famiglie sospese, indicando nella casa in affitto sociale uno dei nodi decisivi del futuro Piano di governo del territorio. L’INTERVISTA
Qual è invece la scelta migliora fatta da Giuseppe Sala che manterrebbe senza esitazioni?
La costruzione della nuova Metropolitana M4 e la riqualificazione delle aree in superficie, come viale Argonne, che è diventato un luogo magnifico.
Da tempo è impegnato sul fronte della mobilità e della sicurezza stradale. Cosa farebbe per migliorare questi ambiti a Milano?
La prima cosa è rendere le strisce pedonali un luogo sicuro e rispettato per chiunque le attraversi: aumentando la visibilità, riducendo la lunghezza degli attraversamenti e lavorando sulla cultura del rispetto. Poi, introdurrei subito “l’asservimento semaforico” per i mezzi pubblici, rendendoli immediatamente più veloci e, quindi, più convenienti rispetto all’automobile privata. Più si fa a meno dell’automobile, più le strade diventano sicure per tutti, anche per usa il mezzo privato per motivi di lavoro.
Se si fosse trovato alla guida della città in questi anni, come avrebbe gestito il problema delle famiglie sospese?Chi aveva investito i risparmi lavorativi o acceso un mutuo per comprare casa – senza avere alcuna colpa – deve essere aiutato immediatamente da tutte le istituzioni: Comune, Regione, Governo. Per il passato, serve una sanatoria mirata e immediata facendo subito pagare ai costruttori i giusti oneri di urbanizzazione e permettendo alle famiglie di entrare nei loro appartamenti. Per il futuro, serve un nuovo piano di Governo del territorio che metta al centro il bisogno di case in affitto sociale.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


