Dopo sette anni lontano dalla politica, Pietro Tatarella torna in campo e si propone come candidato sindaco di Milano per il centrodestra. L’annuncio è arrivato durante una conferenza stampa organizzata allo spazio Campo Base di via Ascanio Sforza, inizialmente convocata per illustrare le motivazioni della sentenza di assoluzione che ha chiuso la lunga vicenda giudiziaria dell’ex consigliere comunale che era stato accusato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Mensa dei Poveri”.
“Sono stati per me sette anni travagliati e difficili e quindi ho letto con orgoglio le motivazioni dell’assoluzione. Il motivo principale per cui vi ho fatto venire qui oggi è che annuncio ufficialmente la mia disponibilità a candidarmi a sindaco della città di Milano“. Tatarella rivendica una storia interamente collocata nel centrodestra: “La mia è una storia di centrodestra. Ho iniziato a fare politica in Forza Italia nel 2005, sono stato eletto per la prima volta in Consiglio di Municipio nel 2006 e ho fatto due mandati in Consiglio comunale. È una città che conosco bene e conosco molto bene anche la macchina amministrativa del Comune di Milano”.
La decisione, spiega Tatarella, nasce dalla volontà di tornare a partecipare direttamente alla vita politica cittadina, senza attendere una chiamata dall’alto. “Ho deciso che, dopo sette anni lontano dalla vita politica, fosse arrivato il momento di rimettermi in gioco e di farlo senza fare conti con la calcolatrice. Oggi c’è la tendenza a cercare di scappare, a nascondersi, a dire: ‘Lo faccio se me lo chiedono’. Io sto giocando questa partita con la massima trasparenza“.
Il messaggio è rivolto direttamente ai partiti della coalizione: “Il centrodestra mi conosce. Mi conoscono bene in Forza Italia, ma mi conoscono bene anche tutti gli altri partiti della coalizione. Metto a disposizione la mia candidatura perché ritengo che possa essere vincente“. Secondo Tatarella, il centrodestra non dovrebbe affidarsi necessariamente a una personalità esterna ai partiti: “Ritengo che oggi non ci si possa nascondere dietro il soggetto civico. La politica deve prendersi le proprie responsabilità e tornare a governare la città di Milano deve essere un obiettivo primario per il centrodestra”.
“Ho ricevuto tanti apprezzamenti e molta disponibilità”
Nelle ultime settimane l’ex consigliere comunale avrebbe già avviato interlocuzioni con diversi esponenti della coalizione milanese. “In questi giorni e nelle ultime settimane ho sentito diversi esponenti del centrodestra milanese, molti dei quali sono stati miei colleghi in Consiglio comunale. Ho ricevuto tanti apprezzamenti e anche la disponibilità di molte persone a darmi una mano in questa avventura“. Il tavolo del centrodestra per la scelta del candidato non si è ancora riunito. Un incontro previsto per la giornata della conferenza stampa è stato annullato, ma Tatarella ritiene che la situazione possa sbloccarsi rapidamente.
“Il tavolo del centrodestra per scegliere il candidato sindaco verrà convocato a breve. Ce n’era uno previsto oggi, che poi è saltato, ma penso che nel giro della prossima settimana sicuramente si sbloccherà qualcosa. Ritengo opportuno che anche il mio nome vada su quel tavolo, perché sono sicuro di poter fare un’ottima campagna elettorale e di poter dire qualcosa alla città”.
Il rapporto con Forza Italia e Alessandro Sorte
Tatarella non è più iscritto a Forza Italia né ad altri partiti. La candidatura viene quindi proposta come espressione di una storia politica precisa, ma senza una tessera attuale. “Non ho più la tessera di nessun partito. Sette anni fa, quando mi dimisi dal Consiglio comunale, ho smesso completamente di fare politica”. Alla domanda se il suo nome verrà portato al tavolo dal coordinatore regionale di Forza Italia Alessandro Sorte, Tatarella risponde: “Alessandro Sorte è una persona che conosco bene. Abbiamo fatto un pezzo di strada insieme in Forza Italia. Non so se farà il mio nome, bisognerebbe chiederlo a lui”. L’ex consigliere rivendica però la propria appartenenza culturale e politica: “So sicuramente che, tra i nomi oggi in campo per il centrodestra, credo non ci sia nessuno che più di me possa incarnare i valori di Forza Italia. Da questo punto di vista mi sento molto sereno e sono convinto che le valutazioni di Forza Italia siano positive, anche per quello che abbiamo fatto insieme in quindici anni di attività politica”.
A far maturare l’idea di un ritorno sarebbe stato inizialmente il contatto con gli elettori durante la campagna referendaria sulla giustizia. La decisione definitiva è arrivata però dopo la conclusione del procedimento giudiziario. “Ho ricevuto grande affetto durante la campagna per il referendum sulla riforma della giustizia. Ho girato molto in quelle settimane, ho incontrato tante persone e in quel momento, devo dire, mi è tornata la voglia di fare politica”. “Quello che mi ha spinto definitivamente è stata la chiusura della vicenda giudiziaria e la pubblicazione delle motivazioni della sentenza. Si è chiuso un cerchio e ritengo che, avendo concluso tutto il calvario giudiziario, ci siano le condizioni per poter tornare a fare politica”. Tatarella era stato coinvolto nell’inchiesta Mensa dei Poveri ed era stato sottoposto a tre mesi di custodia cautelare in carcere, dei quali 45 giorni trascorsi in isolamento. La vicenda si è conclusa sette anni dopo con l’assoluzione dalle accuse di corruzione.
“Non torno per rivalsa, ma per amore di Milano”
Il ritorno in politica, sottolinea, non nasce da una volontà di risarcimento personale: “Non lo faccio con un senso di rivalsa per quello che mi è successo, perché queste cose non si fanno per riscatto. Lo faccio per amore della città”. Il legame con Milano parte dal quartiere in cui è cresciuto: “È una città che amo. Sono nato qui, in quelle che una volta si chiamavano case Gescal, nel quartiere di Baggio. I quartieri popolari li conosco bene, non come tanti che vanno in periferia come si va al circo a vedere gli animali”. Una frase volutamente dura, utilizzata per rivendicare una conoscenza non episodica delle periferie: “Quelle persone e quelle storie le conosco. So quali sono le risposte che bisogna dare”.
“Milano deve crescere, ma senza lasciare indietro nessuno”
La proposta politica di Tatarella vuole tenere insieme sviluppo internazionale e attenzione alle fasce sociali più fragili. “So anche che Milano non si può fermare e deve continuare a investire, continuando a fare quello che ha fatto in questi anni. Pensiamo all’Expo e alle Olimpiadi. Ma dobbiamo ricordarci che non possiamo lasciare indietro nessuno”. Per l’ex consigliere questo sarà uno degli argomenti centrali della futura campagna elettorale: “Quella è, secondo me, la chiave della campagna elettorale. Spesso ci si dimentica che esiste una Milano bella, una Milano che cresce a livello internazionale, ma dobbiamo anche ricordarci che ci sono tante persone che oggi, in questa città, fanno oggettivamente fatica”.
“Non si può essere schiavi delle decisioni della Procura”
Tatarella interviene anche sulle dichiarazioni del sindaco Giuseppe Sala, che dopo le assoluzioni nel processo sulla Torre Milano aveva accusato una parte della Procura di fare politica. “Basta vedere che il pm dell’inchiesta sull’urbanistica, che ha paralizzato la città, una volta andato in pensione decide di candidarsi in Consiglio comunale con una lista civica. Pensiamo ai tanti imprenditori del settore dello sviluppo immobiliare, ma anche alle famiglie rimaste sospese senza casa dopo avere versato i soldi della caparra. Direi che non mi sento di dare torto a Sala”.
L’esperienza giudiziaria personale entra direttamente nella promessa politica: “Vista anche la mia esperienza di questi sette anni, quello che posso dire con certezza è che non sarò un sindaco che si fa dettare l’agenda dalla Procura della Repubblica“. “Quando si amministra una città ci sono tanti temi delicati, ma non si può essere schiavi delle decisioni della Procura o avere paura di fare le cose perché potrebbe esserci un intervento della magistratura. Ognuno deve fare il proprio lavoro”.
La sfida a Lupi: “Serve una candidatura generazionale diversa”
Tra i nomi già in campo nel centrodestra c’è Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati ed ex assessore comunale. Tatarella ne riconosce l’esperienza, ma pone apertamente una questione generazionale. “Lupi è una persona che stimo. Siamo nati nello stesso quartiere e quindi abbiamo anche una storia simile da questo punto di vista. Ritengo però che sia il momento della rigenerazione e di dare un contributo importante”. La critica riguarda più in generale la difficoltà del centrodestra milanese a promuovere una nuova classe dirigente: “Sono anni che Milano non fa crescere nessuno. Le persone che oggi vorrebbero dare le carte per scegliere il candidato sindaco e amministrare la città sono le stesse del 2016 e del 2006. Sono sempre quei nomi”.
“Io ritengo che in questi anni sia cresciuta a Milano una classe dirigente che non è mai stata valorizzata. Con il massimo rispetto per Lupi, che secondo me negli anni passati sarebbe stato un ottimo candidato, credo che sia arrivato per la città il momento di un approccio diverso e di una candidatura generazionale diversa”. Tatarella non nasconde quindi l’ambizione di rappresentare l’alternativa interna ai profili già consolidati: “Lo dico senza nascondermi e con grande rispetto per lui”.
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(immagine realizzata con l'intelligenza artificiale)


