Le indiscrezioni ai piani alti del Partito Democratico indicano che la scelta del candidato sindaco per Milano è ormai indissolubilmente legata alle dinamiche nazionali. Con l’annuncio congiunto dei leader del “campo largo” (Pd, M5S e Avs) che fissa le primarie per la leadership delle elezioni politiche entro febbraio 2027, la coalizione milanese si prepara ad adeguare il proprio calendario. Sotto la Madonnina l’orientamento di vertice è chiaro: accorpare le consultazioni cittadine a quelle nazionali nella stessa domenica di febbraio, probabilmente il 14 o il 21 del mese. Chiamare alle urne i milanesi due volte nel giro di pochissime settimane non avrebbe alcun senso, sia in termini di costi che di mobilitazione dell’elettorato.
L’accordo politico prevede che per le primarie comunali vengano applicate le medesime regole della sfida nazionale. Questo scenario introduce una variabile cruciale sul meccanismo del ballottaggio. Se al tavolo romano Elly Schlein e gli alleati spunteranno la clausola del secondo turno per la leadership nazionale, il doppio turno verrà istituito automaticamente anche per la corsa a sindaco di Milano. Al contrario, se le primarie nazionali si risolveranno in un turno unico senza ballottaggio, come vuole Giuseppe Conte, la stessa semplificazione varrà per la competizione locale, azzerando i margini di recupero per chi arriverà secondo.
In caso di applicazione del ballottaggio a Milano, i giochi sembrano già fatti sui nomi dei due principali Sfidanti che si contenderanno la vittoria finale. La mappa dei candidati del centrosinistra si è andata delineando chiaramente nelle ultime settimane: sebbene ai blocchi di partenza figurino profili come la vicesindaca Anna Scavuzzo, Carlotta Cossutta per Avs, l’assessore Emmanuel Conte e il giovane Lorenzo Pacini, la vera partita politica è polarizzata. La sfida decisiva al secondo turno sarà quasi certamente un duello serrato tra l’ex direttore di Repubblica e Chora Media, Mario Calabresi, sostenuto dall’area civica e riformista, e l’esponente dem Pierfrancesco Majorino, espressione della sinistra di partito e già in forte campagna sul territorio.
Tutto si decide dunque sull’asse Milano-Roma. Le indiscrezioni confermano che la coalizione meneghina non si muoverà in autonomia, poiché ogni singolo ingranaggio organizzativo e regolamentare per il post-Sala rimarrà subordinato alle decisioni del tavolo nazionale dei leader, visto anche che in primavera si voterà in moltissimi altri comuni anche grandi come Roma. La scelta della domenica decisiva di febbraio e il destino del ballottaggio cittadino sono ormai legati a filo doppio alle strategie della segreteria nazionale del Nazareno e al centrosinistra nel suo complesso.
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