Milano diventa il vero banco di prova nazionale per il centrodestra in vista delle prossime elezioni comunali, e a tenere banco è un rebus politico che fatica a trovare una sintesi. Da un lato c’è la Lega, che blinda con decisione la candidatura dell’eurodeputata e vicesegretaria Silvia Sardone, considerata dal Carroccio il volto più noto, combattivo e radicato nei quartieri periferici della città. Dall’altro lato si posiziona Forza Italia, che non intende arretrare e contrappone il nome di Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa e deputato azzurro, ritenuto il profilo ideale per intercettare l’elettorato moderato, centrista e deluso dal centrosinistra.
Lo stallo all’interno della coalizione impone una scelta rapida: l’obiettivo ufficioso dei big nazionali è sciogliere il nodo entro novembre, anche perché il centrosinistra appare ancora in fase di elaborazione e riflessione sui propri candidati. A complicare lo schema è la posizione di Fratelli d’Italia: se il partito della premier dovesse orientarsi in modo deciso verso Silvia Sardone – forte del traino mediatico e della riconoscibilità della sua proposta soprattutto dopo le violenze del 17 ottobre – lo scenario per gli alleati potrebbe mutare radicalmente.
In caso di un’indicazione netta su Sardone da parte di FdI e della Lega di Matteo Salvini, Forza Italia starebbe valutando un piano alternativo. L’ipotesi sul tavolo prevede che gli azzurri corrano autonomamente già al primo turno con Matteo Perego di Cremnago. Una scelta che poggerebbe su due valutazioni strategiche: in primo luogo, Silvia Sardone ha un passato politico che affonda le radici dentro la stessa FI, rendendo difficile per alcuni settori azzurri sostenerla fin dal debutto; in secondo luogo, Forza Italia rivendica Milano come la “città di Berlusconi” e ritiene irrinunciabile mettere in campo un proprio esponente di punta, capace di attrarre voti d’opinione, del Terzo Polo o dell’area moderata.
Intorno alla sagoma di Perego, gli azzurri potrebbero costruire una piccola coalizione civica e moderata: una lista del candidato sindaco, l’eventuale appoggio dell’UdC e il dialogo con altre realtà del centro moderato, guardando anche a esperienze civiche pregresse come quelle legate all’ex sindaco Letizia Moratti. La logica di una simile mossa sarebbe duplice: misurare esattamente il rispettivo peso politico al primo turno e rimandare la vera unità al ballottaggio.
Se nessuno dei contendenti dovesse chiudere la partita al primo turno, lo schema prevedrebbe un immediato accordo di “soccorso” e fusione degli apparati per il secondo turno: chi tra Sardone e Perego dovesse ottenere più voti verrebbe lealmente sostenuto dall’altro, compattando nuovamente il centrodestra contro il centrosinistra per la conquista di Palazzo Marino. Per ora, tuttavia, resta il braccio di ferro: la Lega propone persino l’ipotesi delle primarie di coalizione se non si dovesse trovare una sintesi politica, mentre Forza Italia difende l’identità della propria proposta e il conto alla rovescia di novembre scorre veloce.
Sardone o Perego, chi ha più chance di battere il centrosinistra a Milano? Scrivi il tuo commento
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